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Biennale Arte, in scena a Venezia Pussy Riot e padiglioni viventi nazionalità oppresse da Russia

di Redazione Libri Arte
16/04/2026
Tempo di lettura: 2 minuti

Le Pussy Riot che avrebbero voluto arrivare dall’acqua e ‘padiglioni viventi’ delle nazionalità incluse entro i confini della Federazione russa, storicamente oppresse da Mosca, sin dall’inizio della guerra contro l’Ucraina serbatoio di carne da cannone da inviare al fronte, andranno in scena nella zona dei Giardini della Biennale di Venezia durante la pre-apertura della 61ma Esposizione internazionale d’arte, fra il 6 e l’8 maggio. Per protestare contro la presenza della Russia alla Mostra. E anche – nel caso dell'”azione socio artistica” delle nazionalità – per denunciare “la continuità tra aggressione militare esterna e pratiche coloniali interne” ai danni delle quasi 200 comunità etniche escluse dalla scena della politica e della cultura del Paese in cui vivono, “sconosciute al pubblico e non rappresentate a livello ufficiale”, come spiegano gli organizzatori del progetto realizzato con la partecipazione di Arts Against Aggression, Memorial Italia e Free Nations League.

Come apprende l’Adnkronos, sono le due principali iniziative di protesta,”fra loro indipendenti ma frutto di coordinamento”, organizzate dalla comunità russa all’estero che si oppone a Vladimir Putin, nei giorni dell’inaugurazione dell’Esposizione. Gli unici giorni, fra l’altro, in cui sarà abitato il Padiglione della Russia, che invece nel periodo di apertura al pubblico della Mostra, dal 9 maggio al 22 novembre, sarà invalicabile, con i visitatori confinati all’esterno dell’edificio progettato da Aleksei Shchusev a inizio Novecento autorizzati a guardare solo dalle finestre aperte il video riprodotto in loop dell’esibizione degli artisti invitati a partecipare prevista per soli i giorni di pre opening. La manifestazione “Dai margini dell’impero alla Laguna aperta” è stata invece pensata all’opposto, come “mostra senza muri”, per “portare in primo piano performer appartenenti ai popoli indigeni e colonizzati della Federazione russa, denunciare la repressione, assimilazione forzata e sistematico silenziamento, o appropriazione, delle voci indigene”. “La dichiarata riapertura del padiglione ufficiale russo entra essa stessa in tensione con la realtà vissuta da queste comunità”, si sottolinea.La performance delle nazionalità prenderà il via con un gesto simbolico, l’uscita da uno spazio chiuso e ‘in ombra’, indicato dalla scritta “GULAG dei popoli”. E proseguirà nello spazio pubblico, tra l’ingresso ai Giardini e la Laguna, con quello che viene descritto come “un passaggio simbolico dalla chiusura all’apertura”. Ogni partecipante porterà con sé opere, immagini, testimonianze e nomi legati a comunità sottorappresentate, “attivate” proprio da questo passaggio. “Padiglioni viventi incarneranno una cultura e presenteranno opere in luogo di rappresentanze nazionali assenti, dando forma a una mostra temporanea e diffusa — una configurazione pubblica di corpi, voci e opere”. Come unico indizio sulla “protesta con una componente artistica” delle Pussy Riot a Venezia, Nadia Tolokonnikova, esponente di spicco del collettivo, aveva di recente rimandato alla performance alle Olimpiadi di Sochi nel 2014 intitolata ‘Putin ti insegnerà ad amare la Patria’, Quattro attiviste del collettivo femminista russo, con il passamontagna colorato in testa che le ha rese celebri, erano arrivate a nuoto sulla terraferma, prima di iniziare la loro performance sotto i cerchi olimpici ed essere assalite dalle forze di sicurezza. “La Biennale di Venezia è per l’arte quello che le Olimpiadi sono per lo sport”, aveva dichiarato Tolokonnikova in una intervista a Meduza. L’idea del loro arrivo dall’acqua ha però lasciato spazio a un altro progetto, di maggior impatto, si apprende ora. Un “numero sbalorditivo” di personalità ha espresso il desiderio di partecipare alla performance. “Ci sono collezionisti di primo piano, curatori e artisti di altri padiglioni. La gente è disposta ad arrivare da tutta Europa”, si era limitata a precisare Tolokonnikova.

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