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Petrolio russo in Europa nonostante le sanzioni, riapre l’oleodotto Druzhba

di Redazione Libri Arte
24/04/2026
Tempo di lettura: 4 minuti
Petrolio russo in Europa nonostante le sanzioni, riapre l’oleodotto Druzhba

Negli ultimi quattro anni l’energia si è confermata un’arma geopolitica di primissimo piano. Lo avevamo riscoperto con la guerra in Ucraina e lo abbiamo capito molto bene col conflitto in Medio Oriente. L’invasione su larga scala del 2022 ha lacerato quello che era un legame intimo tra i Paesi europei e la Russia, basato sul flusso di petrolio e gas. In un frangente però assai difficile per gli Stati Uniti, egemoni nel nostro continente, la riapertura a Mosca rappresenta un male minore rispetto ad altre opzioni.
Da qui la notizia (prevedibile) della complementare riapertura dell’oleodotto Druzhba, letteralmente “dell’Amicizia”, che trasporta l’oro nero verso gli Stati dell’Europa centrale e orientale. Il tutto mentre permangono le sanzioni contro il petrolio russo, seppur sospese in via temporanea.

Il petrolio russo ritorna nell’Ue, cosa sta succedendo
Il 22 aprile il petrolio russo ha ripreso a fluire attraverso la sezione ucraina dell’oleodotto Druzhba, dopo un’interruzione durata mesi a causa della guerra e della postura concordata da Kiev e Washington nei confronti di Mosca. Quella che sembra un “regalo” al governo di Vladimir Putin è in realtà un compromesso tra parti avverse nell’ottica di mantenere l’unico grande elemento di stabilità eurasiatico: la salute del mercato europeo.
Anzi, indirettamente la ripresa delle forniture energetiche russe verso Paesi come l’Ungheria interviene anche in aiuto dell’Ucraina. Il ritorno del petrolio moscovita ha spinto infatti Budapest a revocare il veto sul prestito Ue di 90 miliardi di euro di cui Kiev ha urgente bisogno per resistere all’avanzata nemica.
È stata la stessa Ucraina ha informare per prima l’Ungheria della ripresa delle consegne di greggio russo attraverso le condutture che passano sul suo territorio.
Prestito Ue per l’Ucraina, il “gioco” geopolitico dietro Druzhba
I flussi energetici verso Ungheria e Slovacchia sono ripartiti nella notte. La mattina seguente gli ambasciatori dell’Ue, riuniti a Bruxelles, hanno approvato il maxi prestito in favore del Paese invaso. Si prevede ora che i 27 Stati membri lo firmino congiuntamente entro giovedì.
Bruxelles aveva approvato il prestito nel 2025 per garantire liquidità all’Ucraina per tutto il 2026 fino al 2027. L’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán e il governo slovacco lo avevano tuttavia bloccato, accusando Kiev di ritardare la riparazione dell’oleodotto Druzhba. Ungheria e Slovacchia dipendono fortemente dal petrolio russo e barattano l’energia con un’apertura all’influenza russa, che da lì si diffonde nel sottobosco europeo.
Le sanzioni sul petrolio russo sono sospese, ma restano
Potrebbe sembrare un paradosso o un’ipocrisia, ma lo scopo delle sanzioni verso un Paese avverso sono tutt’altro che morali. Si tratta sempre di calcolo geopolitico, con un grande obiettivo primario: indebolire il fronte interno dello Stato “nemico”. Sul piano della propaganda, poi, tutto questo viene venduto col ritrito schema “buoni contro cattivi”, ma nella sostanza
Nel caso delle sanzioni sul petrolio di Mosca, la decisione dell’Unione europea ha seguito i dettami degli egemoni americani. Il cui scopo era e resta quello di staccare il cuore industriale d’Europa, centrato sulle incredibili capacità produttive della Germania, dall’enorme disponibilità di materie prime russe. Un mostro a due teste che rappresenta il peggior incubo strategico per Washington, il quale ha combattuto una guerra mondiale per impedirlo. Nonché incentivato la distruzione dell’arteria che, nell’epoca contemporanea, simboleggiava questo sodalizio: il Nord Stream.
La contesa tra le grandi potenze ha però subìto una svolta con l’escalation della guerra in Iran. Gli Usa si sono ritrovati a non poter assolvere alla missione alla base della loro supremazia in Occidente: la difesa della globalizzazione, e dunque anche dei flussi commerciali ed energetici. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha imposto la riapertura del fronte meno caldo e meno rischioso per rifornire i Paesi europei: la Russia.
Da qui la decisione di Bruxelles di prorogare di 30 giorni l’esenzione dalle sanzioni sul petrolio russo trasportato via mare, ufficialmente “in modo da fornire sollievo all’India” e ad altri Paesi vulnerabili per via della crisi dello Stretto di Hormuz. Il Segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha dichiarato che la decisione è stata assunta in seguito alle richieste dei ministri di dieci Paesi durante gli incontri del Fondo monetario internazionale a Washington. Propaganda, ma significativa.
Nonostante questa mossa temporanea, sulla carta le sanzioni europee sul greggio russo restano. Il divieto di importazione riguarda il 90% delle forniture di petrolio dalla Federazione verso il Vecchio Continente. Esiste inoltre un divieto similare anche per il carbone, che colpisce un quarto di tutte le esportazioni moscovite a livello mondiale e comporta una perdita di entrate stimata in circa 8 miliardi di euro all’anno. Fetta di mercato, tuttavia, abbondantemente coperta dalla Cina.
Cos’è l’oleodotto Druzhba e perché è importante
L’oleodotto Druzhba è diventato una delle infrastrutture più controverse d’Europa, da quando un attacco di droni lo ha danneggiato nella parte di infrastruttura situata nell’Ucraina occidentale, interrompendo le forniture di petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia. L’infrastruttura veicola anche petrolio kazako. La portata è compresa tra 1,2 e 1,4 milioni di barili di petrolio al giorno, con la possibilità di arrivare anche a 2 milioni.
Tuttavia, i flussi si sono ridotti a una piccola frazione a causa delle sanzioni occidentali e delle ripetute interruzioni dovute agli attacchi. Costruito agli inizi degli Anni Sessanta, Druzhba è il più lungo oleodotto del mondo e trasporta petrolio per circa 4mila chilometri dalla Russia verso l’Europa centrale, con due diramazioni:

una settentrionale che rifornisce Bielorussia, Polonia, Germania, Lettonia e Lituania;
una meridionale che rifornisce Ucraina, Slovacchia, Ungheria e Croazia.

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