(di Francesco De Filippo)
“Un disastro”. E’ il lapidario
commento di Gary Marenzi, ex presidente di Paramount
International Television e poi di MGM Worldwide Television eUIP
Pay Television, all’eventuale fusione tra i due gigante di media
e intrattenimento Paramount Skydance Corporation e Warner Bros
Discovery, una operazione da 110 miliardi di dollari.
“Se accadesse licenzierebbero 6/7mila persone e ci sarebbe un
problema per la libertà di stampa – prosegue Marenzi – Con Trump
la Paramount si è spostata molto a destra” e una eventuale
fusione porterebbe a una maggiore compressione dell’imparzialità
dell’informazione. Per Marenzi, che oggi ha una propria casa di
produzione, “scrittori e produttori di Hollywood sono contro
l’operazione”. Non è chiaro l’obiettivo, che potrebbe comportare
“la vendita di vari rami della società, dunque non c’è ragione
se non il fatto che David Ellison il proprietario di Paramount
voglia espandersi ulteriormente”. E Trump avere più potere? “E
Trump avere più potere”. Per i produttori “l’incubo” è trovarsi
ad operare in una “industria dove cinque giganteschi streamers
decidono tutto”. Una situazione che “non fa bene al mercato,
perché l’industria deve essere plurale”.
L’operazione di fusione concentrerebbe sotto il controllo di
un’unica società tanti media, tra cui Cnn, Warner Bros. Pictures
e il servizio streaming Hbo Max ma per ora è slittata al 2027
dopo la causa intentaata da una coalizione di procuratori
generali statali in rappresentanza di 12 Stati, alla Corte
Distrettuale Settentrionale della California.
Marenzi, che è stato a capo della distribuzione di film come
James Bond e Star Trek, e per anni alla presidenza di Paramount
e MGM, è spesso in Italia, Paese delle origini della famiglia, e
sta lavorando alla realizzazione di un film tratto dal racconto
la “Dama Bianca” di Elisabetta de Dominis, basato sulla leggenda
medievale del Castello di Duino, oggetto delle elegie di Rainer
Maria Rilke. L’idea è un film che costi meno di 5 milioni di
dollari, da girare in inglese in località del Friuli Venezia
Giulia.
Per il manager californiano oggi la produzione
cinematografica è articolata in “film grandi dal costo di oltre
100 milioni di dollari e altrettanti 100 per il marketing e film
che costano meno di 10 milioni di dollari. Tra 10 e 100 milioni
si girano pochi film”. Poi ci sono gli streamers: “Disney,
Netflix che proiettano in tv film usciti al cinema 45 giorni
prima, d’altronde oggi i televisori sono grandi, diffondo in 4k,
8k… e poi andare al cinema è un po’ costoso, quindi la gente
aspetta e vede i film a casa”. Ci sono tantissimi film
indipendenti però… “Sì, vanno ai festival ma non trovano un
distributore, forse perché i temi film sono troppo di nicchia,
forse sono troppo artistici”. Oggi “gli streamers decidono in
modo algoritmico ma io ho tanta fiducia nella creatività nelle
persone, senza IA: nelle mani di un vero artista, si può creare
un mondo mai pensato prima”.
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