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Fallimento Italia, governo in pressing per le dimissioni di Gravina

di Redazione Libri Arte
02/04/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Fallimento Italia, governo in pressing per le dimissioni di Gravina

Raccontano che abbia seguito la partita, almeno a tratti, nella serata amara che ha segnato l’ennesima disfatta del calcio italiano: la terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali. Bosnia-Italia è andata di traverso anche a Giorgia Meloni, che pure non è una grande appassionata di pallone. La presidente del Consiglio, però, conosce bene il peso che il calcio ha nel Paese, tra economia, identità e consenso popolare. E per questo – secondo quanto filtra da fonti parlamentari – avrebbe condiviso il sentimento diffuso tra tifosi e telespettatori: la necessità di una svolta ai vertici del sistema.

Da Palazzo Chigi non arriva alcuna dichiarazione ufficiale, almeno per ora. A parlare è invece il ministro per lo Sport Andrea Abodi, che all’indomani del tracollo azzurro alza il livello dello scontro e manda un messaggio chiaro alla Federcalcio e al suo presidente, Gabriele Gravina. “Non si può assistere passivamente a quello che è successo”. Da qui la richiesta esplicita di un cambio di passo: “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”.

Abodi rivendica anche l’azione dell’esecutivo: “Il governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. Io reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport. Noi continueremo a fare ciò che compete alle Istituzioni, ma serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L’Italia deve tornare ad essere l’Italia, anche nel calcio mondiale”.
Sulle possibili dimissioni di Gravina, che oggi si riunisce con le componenti federali, il ministro richiama i precedenti e alza ulteriormente la pressione: “Mi aspetto una risposta più centrata della Federcalcio. A partire dal presidente Abete dopo i Mondiali del 2014 ci furono sussulti di dignità, il compianto Tavecchio fece la stessa cosa dopo il playoff con la Svezia e si dimise. Potrei essere costretto a prendere decisioni con il Parlamento che avrei preferito lasciare a loro”. Nessuna indicazione, invece, sui possibili successori o su un eventuale commissariamento: “Penso che il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi 20 anni, che ci lascia molte esperienze negative. Quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente o far finta che non sia successo niente”. Abodi assicura comunque piena sintonia con la premier: “L’attenzione governativa, nel rispetto dei ruoli, è massima e c’è sintonia piena naturalmente con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza” di fronte a “un’esigenza che è improcrastinabile: riformare e rifondare il calcio italiano”.

Dal Parlamento arrivano prese di posizione nette. “A tutto c’è un limite”, tuona via social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli parla di “ripensamento coraggioso e non più rinviabile” e punta il dito contro il modello attuale: “Il calcio deve ricominciare dai vivai e dalle scuole di quartiere, formando e poi valorizzando i giovani atleti investendo sul territorio. Basta finanza miliardaria, basta anaffettività verso squadre che rappresentano tradizioni calcistiche secolari legate al territorio, basta facili guadagni per società spesso di comodo e procuratori spregiudicati, basta facili speculazioni su calciatori esotici di basso livello”.

Rampelli insiste sulla necessità di ridare centralità ai giovani e al territorio: “Le squadre non possono più essere rappresentate al 70% da stranieri, molti dei quali di passaggio nel campionato italiano. Non c’è dubbio che Gabriele Gravina abbia esaurito il suo compito e debba lasciare il passo, ma le sue dimissioni rischiano di non essere sufficienti se non si salverà quel poco di sport che sopravvive nel calcio, sempre più un affare e sempre meno disciplina”. Sulla stessa linea la Lega, che parla di “vergogna inaccettabile” e chiede una rifondazione che parta proprio dalle dimissioni del presidente federale. Da Forza Italia arriva infine l’appello della deputata Isabella De Monte: “Quante volte la Nazionale dovrà ancora essere eliminata dalle qualificazioni per i Mondiali perché un presidente di federazione ne prenda finalmente atto e passi ai saluti? Caro Gravina, le dimissioni sono ormai un necessario atto di umiltà e di verità: bene che anche il ministro Abodi le abbia chieste”.

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