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La favola di Ultimo diventa realtà davanti ai 250mila di Tor Vergata

di Redazione Libri Arte
05/07/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
La favola di Ultimo diventa realtà davanti ai 250mila di Tor Vergata

Una notte immaginata, sperata, sognata da 10 anni. E diventata realtà in una calda serata d’estate, di quelle che il ponentino accarezza in un dolce abbraccio. Ultimo si prende Tor Vergata, si prende Roma, si prende tutto con il concerto dei record, quello da 250mila spettatori arrivati da tutta Italia che lo incorona il re dei live, “scippando” lo scettro a Vasco e ai suoi 225mila del Modena Park del 2017. Una di quelle sere da ricordare, da incorniciare. “Il giorno che aspettavo”, come il titolo che ha dato al nuovo album.
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Lo sa Ultimo, che arriva poco prima del concerto in elicottero, con il suo cappellino e la canotta bianca d’ordinanza. E lo sanno i 250mila, che hanno sfidato il sole, il caldo, le lunghe distanze a piedi, i disagi (le ultime file sono a qualche centinaio di metri dalle prime). L’importante è esserci: il raduno degli ultimi è diventato il raduno dei primi.E quando, con il giorno che sta per lasciare il passo alla notte, il megapalco da 140 metri per 60 di altezza (con 2500 metri quadri di schermo led ad alta risoluzione e sovrastato dalla firma di Ultimo e con una passerella a forma di infinito lunga 30 metri) si illumina, è l’inizio del rito. Gli schermi giganti rimandano le immagini di occhi lucidi, di abbracci stretti, di telefoni pronti ad immortalare il momento da portarsi dietro per tutta la vita.In fondo agli spazi messi a disposizione dall’università di Tor Vergata appare prima la scritta “Beati gli ultimi perché saranno i primi”, e poi Ultimo, con gli stessi occhi lucidi di chi lo aspettava da ore. È visibilmente teso, emozionato, ma basta intonare Pianeti, il primo brano in scaletta, perché la tensione scivoli via, insieme all’inchino che dedica al tappeto di gente davanti a lui. “Roma sei un capolavoro e questo non è solo un concerto, questo è il giorno che aspettavo, questa è la favola, questa è la favola per sempre”. Intanto centinaia di palloncini rossi si agitano allegri nella platea.Le parole lasciano lo spazio alle canzoni che si susseguono veloci: Lunedì, Ovunque tu sia, Bella davvero, Rondini al guinzaglio. E poi ancora Romantica, La stella più fragile dell’universo. Le canzoni che lo legano (in un rapporto ancora conflittuale) al festival di Sanremo sono una via l’altra: Colpa delle favole, I tuoi particolari, Il ballo delle incertezze.Sull’eternità (il mio quartiere) arriva Fabrizio Moro, che ha scaldato la folla prima di Ultimo. I due condividono la provenienza dal quartiere periferico di San Basilio, ma soprattutto Moro è stato tra i primi a credere in Niccolò Moriconi, diventato poi Ultimo.In scaletta c’è Fateme Cantà, il suo sfogo contro un sistema che stritola, poi Stasera, Poesia senza veli. “Certe canzoni ti riportano a quando le hai scritte e perché le hai scritte. Ho scritto questa canzone nel 2021 e ricordo esattamente il momento in cui l’ho fatto: è Solo”, dice ricordando il periodo del Covid e della quarantena. E via così, veloci verso la fine, con Ultimo che non si risparmia e sembra non voler più scendere da quel palco. Un concerto senza fronzoli inutili, senza diavolerie tecnologiche o effetti speciali, essenziale seppure nella sua grandiosità. Tutto è pensato per rendere l’esperienza fruibile ai 250mila che hanno risposto all’appello e che hanno cantato senza interruzione: 38 linee audio e 18 maxischermi lungo tutta l’area del concerto per permettere a tutti di sentirsi parte di un evento unico. Uno straordinario appuntamento musicale che è anche un grande affare commerciale, con un indotto da 90 milioni di euro e in incasso da 16 milioni di biglietti venduti.Il finale è di quelli da brividi: arrivano le canzoni più attese, Giusy, Piccola Stella e l’inevitabile conclusione con Sogni appesi. Quelli che ora sono realtà.

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