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‘Per il fermo Sea Watch i ministeri paghino’. Il governo attacca i giudici

di Redazione Libri Arte
19/02/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
‘Per il fermo Sea Watch i ministeri paghino’. Il governo attacca i giudici

Nuova decisione dei magistrati sull’immigrazione e nuovo attacco del governo alle toghe nel pieno di una campagna referendaria sempre più infuocata e nel giorno del richiamo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al “rispetto vicendevole” tra le istituzioni. Dopo che nei giorni scorsi un giudice del tribunale di Roma aveva condannato il Viminale a risarcire con 700 euro un migrante algerino trasferito nel Cpr in Albania, oggi il conto è stato più salato.
Il tribunale di Palermo ha disposto infatti che i ministeri dell’Interno, dei Trasporti e dell’Economia e la prefettura di Agrigento dovranno risarcire alla Ong tedesca Sea Watch le spese documentate dalla stessa organizzazione, pari a 76mila euro – più 14mila euro per spese di giudizio – per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo avvenuto dal 12 luglio al 19 dicembre del 2019, a Lampedusa. L’episodio è quello dell’allora comandante della nave tedesca Carola Rackete che, il 29 giugno di quell’anno, forzò il blocco navale di Lampedusa, speronando anche una motovedetta della Guardia di Finanza durante le manovre, per far sbarcare sull’isola 42 migranti, tratti in salvo in zona Sar libica. Non la prende bene la premier Giorgia Meloni, che per la seconda sera consecutiva posta un video sui social allo scopo di commentare una decisione “che lascia letteralmente senza parole”. La notizia “vergognosa” dell’altro giorno (il caso dell’algerino, ndr), “sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi. Ma il compito dei magistrati – attacca, subito seguita dalla raffica di dichiarazioni dei Fratelli d’Italia – è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?. L’altra domanda che mi faccio – aggiunge – è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”. Ma, assicura, “noi siamo particolarmente ostinati” e “faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini”. “La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”. replica alle critiche il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che parla di decisione “incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo” alla ong “di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona”. La Sea Watch, in seguito al fermo, aveva presentato opposizione al prefetto di Agrigento. Dal prefetto però non erano giunte risposte e questo, secondo la legge applicabile in casi simili, avrebbe comportato il silenzio‑accoglimento, cioè la cessazione automatica del sequestro. La nave, nonostante ciò, era rimasta bloccata fino a quando, dopo un ricorso d’urgenza, il tribunale di Palermo, il 19 dicembre, ne aveva ordinato la restituzione. Dopo i fatti Rackete era stata arrestata per resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare, rischiando fino a 15 anni di carcere. Successivamente, nel 2021, il gip di Agrigento ha disposto l’archiviazione del procedimento penale nei confronti dell’attivista tedesca. “Il risarcimento a Sea Watch legato alla vicenda Rackete dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti – dice la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi – mentre sulle spiagge italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abbattere”.

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