Arriva al Teatro lirico di
Trieste, per la prima volta, un capolavoro della critica alla
società capitalista firmato dalla coppia drammaturgica Kurt
Weill e Bertold Brecht, Ascesa e caduta della città di
Mahagonny, per la regia di Henning Brockhaus e con la direzione
musicale di Beatrice Venezi, al suo debutto sul titolo. Si parte
venerdì 30 gennaio alle 20.
L’opera – presentata questa sera al Verdi – narra, tra
cabaret e teatro musicale, dell’ascesa e caduta di una società e
relativa città immaginarie, fondate sul culto del denaro, finchè
questa logica non porta alla sciagura e al collasso. “Dirigere
quest’opera oggi significa non consolare lo spettatore, non
edulcorare niente – ha spiegato Venezi, in videocollegamento – è
un’opera che non chiede di essere amata ma di essere compresa”.
Mahagonny, ha aggiunto per l’occasione Venezi, “è una città
fondata sulla promessa della libertà assoluta, che si rivela
presto come libertà di consumare, di essere consumati, di
esaurire sé stessi. In questo senso, non è una distopia lontana:
è uno specchio lucidissimo del nostro presente neoliberale,
della società dello spettacolo, del consumo dell’identità come
valore economico e simbolico. La musica di Weill è seduttiva e
corrosiva allo stesso tempo. Usa la tonalità non come garanzia
di senso, ma come linguaggio svuotato, familiare e instabile al
tempo stesso, capace di attrarre mentre tradisce. È una musica
che promette stabilità mentre ne denuncia l’impossibilità. Non è
la crisi del sistema tonale, ma la crisi del suo significato”.
Nel cast il mezzosoprano russo Alisa Kolosova, in alternanza
con Nozomi Kato, per il ruolo di Leokadja Begbick, fondatrice
della città di Mahagonny. Quindi due giovani per Jenny Hill, la
leader del gruppo di ragazze in cerca d’amore e denaro che
cadono nella trappola di Mahagonny: il soprano argentino Maria
Belen Rivarola e la messinese Silvia Caliò. Il ruolo del
protagonista maschile Jim Mahoney sarà invece affidato al tenore
Cristiano Olivieri, in alternanza con Santiago Martinez.
L’allestimento è in coproduzione tra Fondazione Teatro Regio
di Parma e Fondazione i Teatri di Reggio Emilia. Orchestra, coro
e tecnici sono della Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di
Trieste.
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