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Bella Ramsey, ‘i nemici di Sunny Dancer più pericolosi di quelli di The Last of Us’

di Redazione Libri Arte
18/07/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Bella Ramsey, ‘i nemici di Sunny Dancer più pericolosi di quelli di The Last of Us’

La combattiva Lyanna Mormont de Il Trono di Spade? La testarda Ellie Williams nel mondo post-apocalittico di The Last of Us? I loro nemici e i loro demoni non sono che bazzecole rispetto a quelli che deve affrontare Ivy, diciassettenne reduce da un cancro e “spedita” a forza dai genitori in un Chemo Camp assieme ad altri giovani alle prese con problemi simili e protagonista del film Sunny Dancer. A dirlo in un’intervista all’ANSA è l’attrice britannica Bella Ramsey che ha intepretato tutti e tre i ruoli ed è ospite acclamatissima del festival di Giffoni, dove Sunny Dancer è il film d’apertura della 56/a edizione. La pellicola prodotta da Leone Film Group uscirà nelle sale il 2 settembre con 01 Distribution.

“Penso che interpretare Ivy – dice Ramsey – sia stato più impegnativo per me che interpretare Ellie o Lyanna ma anche molto emozionante, perché lei è più normale nel mondo reale, i suoi demoni e le sue difficoltà sono in un certo senso più reali, sono l’esperienza molto reale di persone che attraversano qualcosa del genere, quindi è stato davvero importante e prezioso riuscire a rendere giustizia a questo aspetto e all’esperienza delle persone” spiega. Allo stesso tempo era importante che Ivy “rimanesse una persona completa al di fuori della diagnosi e delle sue difficoltà, e che fosse molto vulnerabile e autentica, soprattutto alla fine del film”. Con Bella il giovane e promettente regista George Jaques che spiega l’origine del titolo del film: “Sunny Dancer per me è come se fosse un sole ed è così emozionante, ma in realtà è anche una specie di espressione britannica di nicchia, che in slang significa cancro. Questo film, di cui sono molto orgoglioso, nasce da un’esperienza familiare. Mia madre ha avuto una diagnosi di cancro al seno al terzo stadio (per fortuna è sopravvissuta) e frequentando con lei l’ospedale ho conosciuto molte persone alle prese con il cancro, anche molto giovani. E quello che ne usciva, nonostante il male, era la loro voglia di normalità. Erano così ‘birichini’, così pieni di vita, così selvaggi che il cancro era la cosa meno interessante di loro. Quando lavori con i giovani che hanno affrontato un cancro, tutti descrivono la malattia come un club ‘orribile’ di cui nessuno voleva far parte. Nel nostro film le persone si sono iscritte volontariamente al camp, sono in una sorta di remissione e quella di non inserire scene in ospedale (come in tutti i film sul cancro) è stata una decisione molto consapevole. Ho voluto concentrare il film sulla gioia, su ciò che viene dopo, sul concetto di unione e di celebrazione della vita, mostrando la bellezza di trovare un gruppo di persone con cui condividere la propria tribù”.

Sul set con Bella Ramsey vari esordienti ma anche attori esperti come James Norton, Neil Patrick Harris e Jessica Gunning. Con loro anche il giovane attore Earl Cave, figlio del cantautore Nick e, nei panni di se stesso in un cameo autoironico, il cantante James Blunt. “È stato fantastico lavorare con persone sia interne che esterne al settore – racconta l’attrice – e con attori di lunga data ma anche con persone come Jasmine Elcock, che interpreta Maisie nel film. Era il suo primo lavoro sullo schermo e sono sempre emozionata di essere sul set quando è la prima volta di qualcuno, perché posso rivivere l’esperienza attraverso i suoi occhi. Mi è piaciuto moltissimo il fatto che tra di noi non ci fosse gerarchia, nessuno si sentiva più esperto di nessun altro, eravamo tutti lì insieme a fare questo film”. Ramsey racconta la sua preparazione: “Per le scene più emozionanti, quelle in cui piango, credo di aver usato molto la musica perché la musica ti fa sentire delle cose. Avevo le cuffie e cercavo di sentire l’intenso dolore e la sofferenza che questa persona porta dentro, e in un certo senso rendeva più facile sentire le cose più pesanti, perché poi ci divertivamo molto durante la giornata”.

E anche la gioia di potersi permettere di vivere come un’adolescente: “È qualcosa che non ho mai vissuto appieno, avendo iniziato a lavorare nel cinema e in tv all’età di 11 anni. Al campo eravamo un gruppo di ragazzi tra i 21 e i 25 anni, George compreso. Ha compiuto 25 anni proprio sul set ed era il più vecchio del gruppo”. E ai suoi coetanei consiglia: “Siate pienamente voi stessi, anche nelle vostre goffaggini”. Al produttore Ken Petrie viene chiesto perché abbia scelto di fare questo film: “Il progetto e la sceneggiatura erano formidabili, sapevo che George era un incredibile autore e filmmaker, avevamo già lavorato insieme in precedenza. Poi quanto ho visto che c’erano attori così validi come Bella e gli altri non è stata una decisione difficile da prendere. Non c’è stato un momento in cui mi sono chiesto perché farlo ma piuttosto perché non farlo”. Sia Ramsey che Jaques ammettono di essere felicissimi di essere a Giffoni (“che fa sentire un pochino vecchi anche loro che hanno meno di trent’anni”) e di adorare l’Italia: vorrebbero fare dei set nel nostro Paese. Petrie chiude dicendo: “Girerei tanto volentieri film qui, amo così tanto l’Italia che se non fossi scozzese avrei voluto nascere qui…”.   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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