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Home Cultura

Ben Jelloun, il regime iraniano resisterà in sfregio a tutto

di Redazione Libri Arte
22/03/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Ben Jelloun, il regime iraniano resisterà in sfregio a tutto

(di Mauretta Capuano)
Le parole diventano difficili in un
“mondo di follia” come quello in cui viviamo. Lo ripete più
volte Tahar Ben Jelloun parlando di Democrazia e Medioriente in
uno degli incontri più attesi di Libri Come, la Festa del Libro
e della Lettura all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
   
“Il regime iraniano resisterà in sfregio a tutto, anche
sacrificando i suoi giovani” dice lo scrittore in un lungo
dialogo con Paola Caridi. “Questo regime non cadrà sotto i colpi
delle armi americane, israeliane, perché si basa sulla fede e
religione e queste sono cose pericolose quando scappano di mano”
afferma.
   
Nato con il conflitto israelo-palestinese, lo scrittore per
tutta la vita ha seguito i suoi sussulti come racconta nel libro
L’anima perduta di Israele (La nave di Teseo) che ha finito di
scrivere a luglio 2025. E ora alla domanda ‘Cosa si può fare per
il Medio Oriente?’ risponde: “non posso fare nulla perché si ha
a che fare con il disprezzo della legge, del diritto. Quello che
stanno facendo gli Usa è la banalizzazione della legge del più
forte. Non c’è più il diritto, la legge, vince il più forte. Ma
quello che sta accadendo avrà ripercussioni su tanti Stati e
Paesi che decideranno di aggredire i loro vicini calpestando il
diritto. Se lo fanno gli Usa e Israele perché non possiamo farlo
noi?” Ormai, “non c’è più spazio per la politica, il pensiero,
la civiltà. Cioè che ci rende umani sta morendo”.
   
Uno scenario che “ci fa male perché siamo impotenti, soli, noi
europei e africani. Non siamo in grado di impedire nulla. Il
regime iraniano è marcio, abbietto, una dittatura che non ha
esitato a uccidere i suoi stessi figli. Uno dei regimi più
orribili, ma il popolo iraniano quando ha provato a opporsi al
regime è stato massacrato. Sono stati uccisi più di 30 mila
civili e impiccati almeno un centinaio di giovani” sottolinea lo
scrittore che nel libro dice di non poter più tacere.
   
Ma cosa significa usare le parole difronte a questo senso di
impotenza?
“Non possiamo fare nulla, lo vediamo nel fatto che i Capi di
Stato europei non hanno reagito a questi deliri statunitensi e
israeliani. Un tempo, nella mia gioventù ,c’erano cose
importanti ma le reazioni erano diverse. Negli anni ’70 sono
andato a Parigi per fare politica, ho fatto manifestazioni
contro il Vietnam, abbiamo fatto un festival di cinema
palestinese. Allora esisteva la coscienza politica dell’opinione
pubblica che adesso si è spenta, non esiste più” dice Ben
Jelloun con convinzione.
   
E nell’edizione del Festival dedicata a Democrazia, afferma:
“parliamo di democrazia, quel gran criminale di George Bush ha
giustificato con grandi menzogne la guerra in Iraq nel 2003. Ora
dipinge per hobby. Ciò che vediamo oggi lo dobbiamo a quanto
avvenuto nel 2003. Le Nazioni Unite sono state umiliare allora e
continuano oggi a esserlo con Trump che non smette un istante di
esprimere disprezzo e distanza all’Onu e umilia. Anche l’Europa,
non solo i paesi orientali, è minacciata da un Trump presidente
Usa che cerca di trascinarla verso la guerra. Nessuno può dire
come andrà a finire. I popoli stanno pagando per questa guerra
un prezzo terribilmente alto” incalza l’autore de ‘Il razzismo
spiegato a mia figlia’ e ‘Creature di sabbia’.
Poi ricorda il film documentario ‘La voce di Hind’ che è una
storia vera. “Le grida di aiuto di quella bambina si ripetono
ma alla fine viene schiacciata dai carri armati israeliani. E’
un film, un’opera d’arte, è la rappresentazione di queste realtà
tra le più tragiche. Migliaia di bambine e bambini con la colpa
di essere nati in un Paese che Israele ha voluto ripulire. Le
stesse cose succedono in Cisgiordania”.
   
E quando un signore lascia la sala dicendo: “vi siete
dimenticati il 7 ottobre”, Ben Jelloun dice: “avrei voluto
parlare con quel signore che è uscito dalla sala. Io come tutti
gli altri esseri umani sono rimasto impietrito da quello che è
stato fatto e ho scritto una denuncia assoluta nei confronti
dell’aggressione di Hamas. Sono qui per dire: per me ogni vita è
uguale. Ogni vita vale l’altra vita” afferma fra gli applausi.
   
Viviamo più che un tempo di rottura, “una lacerazione. Possiamo
fare molto poco. ‘C’è qualcuno che può fermare Trump? ho visto
chiedere in tv. ‘No’ è stata la risposta”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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