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Burstyn Leone alla carriera, coraggio e talento di un’interprete antidiva

di Redazione Libri Arte
15/07/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Burstyn Leone alla carriera, coraggio e talento di un’interprete antidiva

(di Francesca Pierleoni)
Versatile, empatica, coraggiosa,
pronta a immergersi in personaggi complessi, vulnerabili, spesso
ribelli a modo loro, in un mondo oppressivo, conformista e
violento. Ellen Burstyn, classe 1932, che riceverà alla 83/a
Mostra del cinema di Venezia il Leone d’oro alla carriera ha
dato vita in quasi 60 anni di carriera a una straordinaria
galleria di donne capace di segnare la storia del cinema e dare
vita alla visione di tanti maestri di diverse generazioni.
   
Un percorso straordinario dalla madre della dodicenne
posseduta da un demone de L’esorcista di William Friedkin alla
mamma vedova che deve ricostruirsi una vita in Alice non abita
più qui di Martin Scorsese, per cui vince l’Oscar (in tutto ha
avuto sei nomination) nel 1975, poco dopo aver ricevuto il Tony
Award per la piece a Broadway, su veri amori e tradimenti Lo
stesso giorno, il prossimo anno. Senza dimenticare la donna
piena di rimpianti di L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich o
la vedova che cade nella dipendenza da anfetamine in Requiem for
a dream di Darren Aronofsky. Per lei, dopo un’adolescenza
difficile a causa di una madre e un patrigno violenti cui è
seguito, per alcuni anni, un quotidiano precario, nel quale ha
fatto anche la modella e la ballerina, arrivano i primi piccoli
ruoli da attrice in tv e poi nel cinema, L’incontro artistico
fondamentale è quello con Lee Strasberg, fondatore dell’Actors
studio, che le ha dato anche il consiglio su cui ha costruito la
sua vita da attrice: “Si può riassumere nella frase ‘smetti di
recitare’, devi parlare dal profondo della tua anima, senza
paura, una lezione che ti cambia la vita” ha raccontato Burstyn
recentemente nel podcast di Rob Lowe. “Interprete di rara
intensità e verità, Ellen Burstyn ha attraversato oltre
cinquant’anni di cinema americano restituendo profondità e
complessità a personaggi femminili indimenticabili – spiega il
direttore della Mostra Alberto Barbera nella nota della Biennale
che annuncia il Premio -. capaci di incarnare le contraddizioni
e le trasformazioni della donna contemporanea”. Un viatico in
oltre 150 film, nei quali ha recitato anche diretta da autori
come Alain Resnais in Providence, Paul Schrader in Hardcore, Bob
Rafelson ne Il re dei giardini di Marvin, Paul Mazurski in Il
mondo di Alex e Harry e Tonto, e Cristopher Nolan in
Interstellar. Presidente dell’Actors Studio, “Burstyn ha fatto
della fragilità e della disciplina metodica gli strumenti di una
recitazione fondata sulla verità emotiva, sull’ascolto e sulla
generosità verso i propri personaggi”. La sua arte, capace di
illuminare il dolore e la resilienza quotidiana con dignità,
ironia e coraggio, resta un modello assoluto di autenticità
interpretativa e di impegno civile nel mestiere dell’attrice”.
   
Interprete antidiva, ha accolto la notizia del premio al lido
con un “Wow! Non solo ho la possibilità di viaggiare in una
delle mie città preferite in assoluto in tutto il mondo… ma me
ne torno a casa stringendo tra le braccia un Leone d’oro! Il
Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia! Mi
sento così onorata — così felice — così piena di gratitudine!
Davvero wow!”.
   
Il Leone d’oro le verrà consegnato in occasione della proiezione
del cortometraggio di Maggie Gyllenhaal (presidente della
giuria internazionale di Venezia 83) Flesh Impact, dedicato a
Marilyn Monroe in occasione del centenario della sua nascita,
“nel quale l’attrice offre l’ennesima, straordinaria prova delle
sue non comuni doti d’interprete. Il cast del film include anche
Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Johnson
interpreta Marilyn all’apice della sua fama, mentre Burstyn ne
interpreta una versione che il mondo – si spiega – non ha mai
avuto la possibilità di vedere”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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