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Così l’IA espande rischi e possibilità della cittadinanza digitale

di Redazione Libri Arte
08/02/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Così l’IA espande rischi e possibilità della cittadinanza digitale

Nell’annoso dibattito sulle possibilità e i pericoli della realtà digitale, ultimamente intensificati dall’adozione pervasiva dell’Intelligenza Artificiale, un aspetto meno analizzato è quello sui benefici economici ‘diretti’ dei servizi di cui è possibile godere a costi quasi zero. Una riflessione in proposito – ma molto più approfondita in realtà – arriva dal nuovo saggio di Stefano Machera, che già agli albori dell’IA ne aveva analizzato le possibilità di ‘cambiare il mondo’.

Oggi, sempre da Franco Angeli, Machera propone ‘Il reddito di cittadinanza digitale’ che – come spiega il sottotitolo – prova a valutare ‘come l’intelligenza artificiale genera valore economico per tutti’. In realtà per godere di simili benefici questi ‘tutti’ dovrebbero in primis averne consapevolezza, portando la propria esperienza digitale a un livello superiore a quello dei messaggi su WhatsApp o dei post sui social (e già così circa metà degli italiani in realtà si è chiamata fuori da queste possibilità). Non è una questione di dispositivi, un cellulare da poche decine di euro è già capace di dischiudere le porte di questo mondo, quanto piuttosto di poter usufruire di quello che è un vero e proprio ‘diritto all’accesso’ e di avere consapevolezza della propria ‘cittadinanza digitale’. Che è un concetto elusivo che può essere delimitato a livello territoriale (come nel caso dei servizi amministrativi offerti ai cittadini di una certa nazione, e solo a loro), sovranazionale (si pensi alla ricca legislazione europea in proposito) o addirittura globale.Alla base di questa cittadinanza vi è un problema di identità (per sua natura, come avveniva in particolare agli albori di Internet, la Rete offre inedite possibilità di mimetizzazione, con le conseguenze del caso, spesso negative o addirittura criminali): illustrando le considerazioni sul tema ‘Anonimato sì, anonomato no’ Machera opta per “un’identificazione ‘certa’ degli utenti delle piattaforme digitali, ma utilizzando un servizio esterno alle piattaforme stesse”, una soluzione che insomma non consenta una identificazione diretta degli utenti di un servizio lasciando però tracce che permettano alle autorità di recuperare i dati degli autori di eventuali infrazioni, o peggio.E’ evidente che il rischio del controllo digitale, già perfezionato in sistemi come quello cinese, è dietro l’angolo, ma è altrettanto vero che servono vincoli per rendere i leoni da tastiera più ‘accountable’ delle loro dichiarazioni. L’equilibrio fra i due estremi è difficile ma necessario, tenendo conto che – scrive l’autore – “per completare lo scenario in cui ciascuno di noi sia una cittadino, e quindi soggetto di diritti e doveri, è chiaro che … occorre essere riconoscibili”.Una volta definita questa cittadinanza digitale, Machera provvede a stilare una lista non esaustiva delle possibilità di ‘reddito’ che ne derivano, non tutte monetizzabili direttamente ma comunque dai chiari benefici economici: accedere con un clic a un archivio sconfinato di classici evidentemente permette di risparmiare sul loro acquisto, ma principalmente ha una ricaduta positiva sulla formazione culturale dei singoli utenti.Questo processo è già in atto da decenni ma il perfezionamento e la diffusione dell’IA non farà che amplificarlo, ponendo nuovi problemi e suggerendo nuove soluzioni. E qui la parola passa ai singoli – invitati a “non essere troppo riluttanti a farsi aiutare” dalle nuove tecnologie, ma anche ai decisori politici: in questo saggio agile e stimolante Machera disegna le possibilità del ‘nuovo mondo digitale’ ma rifugge dall’idea “ingenua” che “un sistema così articolato verso una condizione ottimale”. Siamo cittadini ma anche consumatori, ricorda, e i grandi benefici che ci arrivano da certi servizi gratuiti o quasi derivano dal fatto che ‘se non paghiamo il prodotto, il prodotto siamo noi’. L’importante è la consapevolezza di quello che la nostra cittadinanza ci offre e di quello che può toglierci. Poi, come sempre, la scelta è dei singoli.

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