GABRIELE GUZZI, ‘EUROSUICIDIO’ (FAZI,
PP. 228, 18,50 EURO)
“L’euro e l’Ue sono l’elefante nella stanza della cultura
politica italiana”, vivono in una sorta di “esilio dal
dibattito” politico e non solo, un allontanamento che evidenzia
“tutta l’immaturità della politica italiana contemporanea. La
crisi che stiamo vivendo oggi non è fortuita. Non è un incidente
della storia. È l’esito logico e coerente di scelte strutturali
compiute fin dalle origini dell’Unione europea. La causa della
crisi dell’Ue è l’Ue stessa”. È la tesi di “Eurosuicidio, come
l’Unione europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci”
dell’economista e filosofo Gabriele Guzzi, che pone interessanti
interrogativi, mettendo in evidenza come “l’adesione acritica ad
una moneta inefficiente sia la grande questione” sul tavolo, e
sottolineando allo stesso tempo come l’Italia sia stata
“danneggiata dalla moneta unica”.
I più penalizzati in questo processo sono i giovani, ma non
tanto quelli della “generazione Erasmus, quanto quelli della
generazione Maastricht”. I millennial rientrano in questa
generazione, come anche i cosiddetti boomer e “tutti quelli che
hanno sperimentato il declino economico quando avevano quaranta,
trenta o vent’anni”, spiega Guzzi, sottolineando come i “danni”
causati dall’integrazione europea post-trattato di Maastricht
sono “assolutamente intergenerazionali”.
Guzzi parla di “devastazione politico-culturale dell’Italia”,
nel tentativo di spiegare che il “problema della nostra adesione
all’Ue è che ha prodotto una strutturale carenza di domanda
aggregata: la spesa pubblica è stata contratta dall’austerità,
le esportazioni sono state danneggiate dalla fissazione di un
tasso di cambio divenuto sopravvalutato, i consumi non sono
cresciuti a causa delle politiche di flessibilizzazione del
lavoro e della crescita della disuguaglianza”. Ma allora quali
sono le prospettive future per il Vecchio Continente? Come
rompere la gabbia? Tra le soluzioni proposte ci sarebbe quella
di accelerare l’integrazione, ovvero creando una vera unione
politica. Ma questo, al momento attuale, sembra essere una vera
e propria chimera, considerando la via intrapresa dalla Ue,
aggregazione di Stati nazionali, piuttosto che un unico grande
continente-Stato-nazione. Poi ci sarebbe una ragione più
prettamente economica. “Per completare l’Ue sono state avanzate
diverse proposte – sottolinea Guzzi -. Dotata di un pilastro
monetario, essa dovrebbe dotarsi di un pilastro fiscale: l’euro
sarebbe così finalmente sostenuto da un’autorità fiscale vera e
propria”, consolidando “almeno in parte i debiti pubblici
nazionali in un unico debito comune. Ma a tutt’oggi le reticenze
e gli egoismi tra i singoli Paesi europei, e le divergenze fra
le nazioni frugali e fra quelle meno parsimoniose sull’uso dei
fondi, sembra essere al momento il maggior ostacolo”.
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