“Io e Stefano De Martino siamo d’accordo che i nostri programmi debbano finire alle 21.30”. Dal palco del Festival della Tv, Gerry Scotti invoca la ‘Pax di Dogliani’, spiega di averne parlato con De Martino e immagina un accordo simbolico tra i due conduttori per contenere la durata sempre più lunga dell’access prime time e riportare ordine nei palinsesti in modo che la prima serata non cominci quando una parte del pubblico è già andata a dormire.
Intervistato da Alessandra Comazzi, Scotti parte da un dato: lui con La Ruota della Fortuna e Stefano De Martino con Affari Tuoi fanno numeri da vecchia tv generalista. “Ci sono sere in cui facciamo insieme 12 milioni di telespettatori tra le 20.30 e le 21.30”, dice. Segno, secondo lui, che la televisione generalista è tutt’altro che morta: “Se c’è offerta, il pubblico c’è ancora”.
Il conduttore però chiarisce subito che il problema dell’access prime time non può essere scaricato soltanto sulle tv commerciali. “La Rai ha il canone, le piattaforme hanno gli abbonamenti. Un editore commerciale vive solo di pubblicità”, spiega riferendosi a Mediaset. “Perché dovrebbe essere il primo a fare un passo indietro proprio adesso che gli ascolti funzionano?”. La soluzione, secondo lui, può arrivare solo da un accordo generale tra gli operatori.
Scotti conferma anche che La Ruota della Fortuna continuerà senza interruzioni. “Sapevo già dal primo gennaio che avrei fatto la ruota tutta l’estate”, racconta, smentendo le voci circolate nei giorni scorsi su possibili stop o cambi di programma. E ironizza sulle ricostruzioni lette online: “È bastato che dicessi ‘faremo compagnia tutta l’estate’ e il giorno dopo è uscito: ‘Scotti furioso, vuole restare in onda’”. Il presentatore rivendica il successo del programma: “Se non c’è un altro titolo che gira come La Ruota della Fortuna, allora continui a girare la ruota”.
Nel dialogo torna anche il tema del suo storico legame con Mediaset. Scotti ammette che una componente di “pigrizia” c’è stata: “Sono nato e cresciuto nell’aia di Mediaset”. Ma soprattutto, spiega, l’azienda gli ha sempre proposto “le cose giuste al momento giusto”, senza costringerlo a guardarsi intorno. “Non ho mai dovuto scegliere se andare altrove” afferma. E rivendica con orgoglio una fedeltà rara nella tv di oggi: “Le bandiere forse non esistono più, però io sono contento di essere rimasto”. Quanto alle fiction, “troppo faticose, meglio il Gerry Scotti firmato famiglie”, scherza.
C’è poi un passaggio sorprendentemente duro sulla politica, che Scotti definisce “l’esperienza più brutta della mia vita dopo il Covid”. Il riferimento è al suo passato da parlamentare socialista alla fine degli anni Ottanta. “Ti accorgi di essere là solo per schiacciare un pulsante”, racconta. “Nessuna decisione passa attraverso di te”. Un giudizio amaro che si allarga anche al sistema politico italiano: “Dopo la fine della Prima Repubblica pensavamo sarebbe cambiato tutto. Siamo ancora qui ad aspettare la Terza”. L’unica figura che salva apertamente è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “È la luce che guida tutte le nostre scelte”.
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