“Ho cercato sempre, a volte
consapevolmente a volte no, di raccontare le donne, donne
diverse e questo in qualche maniera è il mio motore, mi piace
farlo e credo che tante cose possano essere ancora raccontate”.
Kasia Smutniak ha scelto di raccontarsi al pubblico del Bif&st,
il festival internazionale di cinema che si inaugura oggi a
Bari, parlando del suo rapporto con il grande schermo a partire
dal film ‘Nelle tue mani’ di Peter Dal Monte, girato nel 2007,
proiettato oggi nel teatro Petruzzelli. L’attrice e regista è
stata ospite del primo incontro del festival. Questa sera, nella
cerimonia inaugurale, ha ricevuto il premio Bif&st ‘Arte del
cinema’.
Ha raccontato della “piccola città in Polonia” dove è
cresciuta, “dove c’era un cinema che faceva cineclub, non
ricordo di aver visto film commerciali. Quando mi sono trovata a
fare questo mestiere non facevo tante domande, a volte mi
sentivo persa e quando ho avuto la possibilità di lavorare con
Peter non ero pronta”. Kasia Smutniak ha ricordato la “pura
passione” di quel film, “era difficile trovarla su altri set, ma
io sapevo cosa cercare, questa esperienza mi ha fatto capire
cosa mi piace di questo mestiere, quale era la motivazione per
amare questo mestiere”. Secondo l’attrice “tante cose stanno
cambiando e sono cambiate nelle modalità di raccontare il
femminile, le donne. Non credo molto che solo le donne debbano
raccontare le donne. Io ho avuto la grande fortuna di lavorare
con registi uomini che avevano curiosità per ‘l’animale’ donna,
e ho lavorato con donne che quella curiosità non l’avevano. Ma
sicuramente bisogna continuare a raccontarci”.
Quindi la sua esperienza da regista, nel documentario ‘Mur’
del 2023, che racconta il muro di 186 km costruito al confine
tra Polonia e Bielorussia, con lo scopo di respingere i migranti
in cerca di asilo. Un lavoro “nato da un’urgenza” ha spiegato
Smutniak. “Volevo raccontare un fatto che nessuno stava
raccontando. Mi sono finta reporter e sono partita per
raccontare questa storia, io stavo in osservazione di persone
che stavano lottando per la vita. Capisco che è difficile fare
un film che tocchi certi argomenti, ma io mi sono sentita
responsabile. E questa storia ha completamente cambiato me e il
mio modo di scegliere le storie, di raccontare quello che ho
bisogno di raccontare. Ho smesso di cercare le storie nel cinema
e ho deciso di darmi la possibilità di diventare parte creativa
di un racconto diverso. Continuerò, ho tantissima energia e
voglia di farlo”.
“Questo – ha concluso, tra gli applausi del pubblico in sala
– è un mestiere magico, ogni film è in qualche maniera per
sempre. E questo è molto potente”.
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