Eva (Rosa Marchant) a 13 anni, quando
si sente invisibile e vuole solo essere accettata, e lo stesso
personaggio da ventenne (Charlotte De Bruyne), che ha congelato
nel silenzio e in una rabbia senza sbocco l’atto di violenza
traumatica che ha subito. Sono le due linee temporali esplorate
con la protagonista di La ragazza di ghiaccio, opera prima
dell’attrice belga Veerle Baetens (Alabama Monroe), vincitrice
al Sundance 2023 di due riconoscimenti nella sezione World
Cinema (il Grand Jury Prize e un premio speciale per la migliore
performance a Rosa Marchant). Il film è arrivato nelle sale
italiane con un’uscita evento di tre giorni, distribuito da
Teodora in occasione del 25 novembre la Giornata internazionale
per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Il lungometraggio, tratto dal romanzo di Lize Spit ‘Si
scioglie’ edito in Italia da e/o, è un viaggio emotivo senza
soluzioni concilianti e consolatorie, nel quale è posto al
centro un blocco di ghiaccio, metaforico e reale. La sua prima
apparizione, in un’estate vissuta in un paesino di campagna, è
quella nell’indovinello che Eva 13enne condivide con i compagni
d’avventure, gli amici ‘fraterni’ Tim (Anthony Vyt) e Laurens
(Matthijs Meertens). La bambina, alle prese nel quotidiano con
una famiglia disfunzionale, si sente parte del branco e non si
tira indietro quando viene usata da Tim e Laurens per attirare
altre coetanee, sfidandole a trovare la soluzione del rebus, con
in palio pochi euro, per portarle a togliersi davanti a loro un
capo d’abbigliamento a ogni risposta sbagliata. La protagonista,
alle porte dell’adolescenza, si trova a diventare prima
strumento e poi vittima di un gioco sempre più oscuro.
Parallelamente conosciamo l’Eva ventenne, che ha rotto i
rapporti con il suo passato e la sua famiglia (a parte la
sorella minore). Assistente di un fotografo, riservata e
silenziosa, è come congelata all’interno di quel trauma enorme
subito e tenuto nascosto. Un mostro che guida la ragazza nel
cercare la sua terribile vendetta.
Questa è “una storia universale che può toccare ogni tipo di
persona indipendentemente dall’età (escludendo i bambini
piccoli) o dal genere – ha spiegato Baetens nelle interviste sul
film -. Molte persone possono identificarsi con Eva, con il suo
bisogno di essere apprezzata e amata. Il modo in cui è cresciuta
e le esperienze nel corso della sua vita le hanno impedito di
sbocciare e diventare una persona ‘completa’”. L’obiettivo della
regista era “fare un film sulle persone fragili, quelle che
accettano tutto e contro le quali il mondo spesso è spietato.
Molti film parlano di resilienza, della necessità di essere
forti. Questa storia è invece per coloro che seppelliscono il
loro dolore in profondità dentro di sé, dove nessuno può vederlo
e che silenziosamente ne vengono svuotati”.
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