(di Michele Cassano) Le star del piccolo schermo contro la vendita del Teatro delle Vittorie da parte della Rai. Lo storico palcoscenico di programmi di successo, a partire dai grandi varietà, è stato messo in vendita con altri 15 immobili, come previsto dal piano immobiliare, ma diversi volti noti della tv si sono mobilitati contro la cessione, seguendo l’appello di Renzo Arbore, che in un’intervista al Messaggero aveva definito “avvilente” l’operazione e aveva invitato Fiorello a traslocare lì la sua Pennicanza. Lo showman non si è fatto attendere e ha affisso, insieme a Biggio, due cartelli all’ingresso dello stabile romano contro il trasferimento di proprietà. “E’ un crimine contro la storia dello spettacolo italiano – ha commentato -. Questo teatro non si dovrebbe vendere, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo, per quello che si è vissuto là dentro”. La pensa così anche Stefano De Martino, che sarà l’ultimo presentatore Rai a guidare un programma dal teatro, visto lo spostamento di Affari Tuoi negli studi di Milano dalla prossima stagione. “Sin dal primo momento in cui ho messo piede al Delle Vittorie, dove sono in questo momento, ho vissuto questo luogo come un privilegio – ha detto -. Mi fa una certa impressione pensare che io sia l’ultimo tra i colleghi della Rai a vivere questo teatro storico e voglio pensare che, come dicono i grandi Arbore e Fiorello, si possano trovare soluzioni diverse”. La Rai, d’altro canto, ha rimarcato “i costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura e delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico”. “Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022 – ha spiegato l’azienda -. L’obiettivo della Rai non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture”. Sul teatro c’è il vincolo delle Belle Arti, come per altri cinque dei 15 immobili messi nel complesso in vendita (si tratta di Palazzo Labia a Venezia, della sede milanese di Gio Ponti, del terreno di Saxa Rubra dove sorge la Fornace Mariani e due palazzi torinesi). Per queste sedi è richiesta l’autorizzazione alla vendita da parte del ministero della Cultura e lo stato ha il diritto di prelazione da esercitarsi entro 60 giorni. Proprio in virtù di questo, in Rai c’è chi spera che il governo possa muoversi per acquisire il teatro. La cifra per l’acquisto è stimata in 7 milioni di euro ed altrettanti servirebbero per la ristrutturazione. Per tutti gli immobili, messi in vendita nell’avviso pubblicato il 22 aprile, la stima del valore è di circa 230 milioni di euro, di cui quasi la metà solo per la sede di via Sempione a Milano. Sono tre gli advisor che stanno lavorando alla procedura e la sensazione diffusa in Rai è che un grande fondo americano possa acquistare l’intero pacchetto. Il consigliere Rai Davide Di Pietro ricorda di aver “richiesto più volte lo stralcio della dismissione del Teatro delle Vittorie dal pacchetto immobiliare”, sottolineando che “il saving dalla vendita del Teatro è comunque minimo rispetto all’operazione complessiva” e che occorre, comunque, affrontare il tema complessivo della riduzione delle risorse della Rai. Sulla stessa linea il collega Roberto Natale che invita ad affrontare la discussione in Commissione di Vigilanza. Proprio oggi la presidente della Commissione di Vigilanza, Barbara Floridia, appoggiando la protesta di Fiorello, ha invitato tutti i gruppi parlamentari a “superare immediatamente lo stallo in Commissione di Vigilanza” e “consentire la convocazione con urgenza dei vertici della Rai per un’audizione sul piano immobiliare”.
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