Il pubblico continua ad amare le storie di fantascienza, “perché nutriamo ancora la speranza che ci sarà un futuro e che andremo nello spazio. In Star Wars, in particolare, vediamo personaggi che, a prescindere dal numero di teste o code che hanno, riescono ad andare d’accordo e a bere qualcosa insieme al bar. Penso che sia una visione molto ottimistica e piena di speranza del nostro futuro, mi auguro davvero che ci arriveremo”. Parola di Sigourney Wever, una delle star più legate all’immaginario cinematografico della fantascienza, da Alien a Avatar passando per Galaxy Quest. Ora l’attrice fa il suo ingresso anche nell’universo di Guerre Stellari, con Star Wars: The Mandalorian and Grogu di Jon Favreau, con Pedro Pascal protagonista, sequel per il grande schermo in arrivo nelle sale il 20 maggio con Walt Disney, della serie The Mandalorian su Disney+.
“Dobbiamo affrontare alcuni imperi malvagi qui sulla Terra prima di poter collaborare tutti insieme e inviare nello spazio astronavi con equipaggi composti da uomini e donne, da tutti, per scoprire se esistono davvero altri esseri là fuori. E sono abbastanza sicura che esistano”, aggiunge nella conferenza stampa globale in remoto Weaver, che nel film dà volto a una brillante pilota spaziale, il colonnello Ward, figura di spicco della Nuova Repubblica. Nella storia ritroviamo il cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin (Pascal) e il suo compagno d’avventure, il giovane apprendista Grogu (anche conosciuto come Baby Yoda), che ha da poco avuto l’occasione di ‘allenarsi’ con Luke Skywalker. Nello scenario di un Impero ormai caduto, ma con i signori della guerra imperiali ancora sparsi per la galassia, la neonata Nuova Repubblica lavora per proteggere tutto ciò per cui l’Alleanza ribelle ha combattuto. Così Din Djarin e Grogu vengono ‘arruolati’ per una missione molto speciale, che coinvolge Rotta the Hutt (Jeremy Allen White), figlio del capo criminale deceduto, Jabba the Hutt. Tra i cameo molto speciali, quello di Martin Scorsese, che dà la voce a un ardenniano in un ruolo da scoprire.
Tra gli elementi alla base della storia, torna il legame padre-figlio che Djin Djarin ha stabilito con Grogu: “La generazione che è cresciuta guardando Star Wars per la prima volta al cinema, come me, ora è composta da genitori – spiega il regista -. Questi racconti fantasy diventano in un certo senso metafore delle nostre vite ordinarie”. Din Djarin “è un personaggio con cui molti fan di una certa età possono identificarsi perché si immedesimano nell’aspetto paterno e genitoriale. E naturalmente, gli spettatori più giovani vi si ritrovano attraverso gli occhi di Grogu”. Pascal sottolinea che il piccolo Yoda nel film “è un vero partner, anche se io l’ho sempre visto così anche nella serie. Quando Din Djarin l’ha trovato, penso si sia risvegliato in lui un forte istinto paterno ma ciò ha a che fare anche con la sensazione che quella creatura possieda un potere più grande di quanto lui potesse immaginare, un potere benefico da guidare e proteggere. Ora che Grogu è ufficialmente adottato come suo figlio secondo il credo mandaloriano, vivono insieme queste avventure emozionanti come compagni”.
Per Weaver uno degli elementi più toccanti del loro legame “è il fatto che siano entrambi orfani, e si sono trovati. Quindi, oltre al rapporto padre-figlio, c’è anche una sorta di fratellanza. E parte della gioia del film, per me, è stata aspettare di vedere se Grogu sarebbe riuscito a dimostrare di cosa era capace… sicuramente vediamo quanto ami gli snack”. Tra le parti più divertenti per Favreau, c’è stata anche la possibilità di dirigere Martin Scorsese: “È un mio eroe. Sono cresciuto guardando i suoi film, che mi hanno molto influenzato, soprattutto durante i miei anni nel cinema indipendente – dice il regista -. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui come attore in The Wolf of Wall Street” e “ho imparato molto sul set”. Per The Mandalorian & Grogu, oltre a registrare la voce di Scorsese per il personaggio, “lo abbiamo ripreso così da avere un riferimento per gli animatori. E lui ha improvvisato, era felice di essere molto libero e giocoso come attore. Per quanto fossi intimidito da lui come regista, in questa veste mi ha completamente messo a mio agio”.
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