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Benzina sopra 2 euro con il petrolio oltre 100 dollari: cosa prevedono decreto ponte e accise mobili

di Redazione Libri Arte
28/07/2026
Tempo di lettura: 4 minuti
Benzina sopra 2 euro con il petrolio oltre 100 dollari: cosa prevedono decreto ponte e accise mobili

Il ritorno del petrolio sopra quota 100 dollari riaccende l’allarme sui carburanti proprio durante le partenze estive. In Italia la benzina self non ha ancora superato i 2 euro nella media dell’intera rete stradale, ma la soglia è stata già oltrepassata in autostrada e in numerosi singoli impianti.
Secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina self costa mediamente 1,981 euro al litro sulla rete ordinaria e 2,071 euro in autostrada. La situazione è ancora più pesante per il gasolio, arrivato rispettivamente a 2,184 e 2,255 euro al litro.
Il Governo sta, quindi, valutando un nuovo intervento per frenare i rincari. Le ipotesi al centro del confronto sono due: una misura temporanea, indicata nelle ricostruzioni come decreto ponte, e il ritorno al meccanismo delle accise mobili, attraverso il quale lo Stato utilizza parte dell’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi per ridurre la tassazione sui carburanti.
Al momento, però, non esiste ancora un testo ufficiale del decreto ponte. Esiste una valutazione politica in corso, accompagnata dall’ipotesi di attivare nuovamente l’accisa mobile. La differenza è importante: non si tratta ancora di uno sconto già deciso, ma di strumenti sui quali il Governo deve stabilire durata, importi e coperture.

Perché il petrolio è tornato sopra 100 dollari
Il Brent, riferimento internazionale per il petrolio europeo, ha superato i 100 dollari al barile il 23 luglio, spinto dall’aggravarsi delle tensioni in Medio Oriente e dagli attacchi contro petroliere e rotte energetiche. Successivamente il prezzo è tornato sotto quella soglia, scendendo intorno ai 97 dollari, ma con oscillazioni molto ampie e un rialzo settimanale vicino al 10%.

Il punto, dunque, non è soltanto il superamento temporaneo dei 100 dollari. È il rischio che il greggio rimanga caro e volatile a lungo.
Il mercato teme soprattutto problemi nei passaggi strategici attraverso i quali viaggiano petrolio e prodotti raffinati.
L’Agenzia internazionale dell’energia descrive un mercato ancora condizionato dalla disponibilità delle forniture, dall’andamento della domanda e dalla capacità di raffinazione. La ripresa stagionale dei consumi può aumentare ulteriormente la pressione sui prodotti petroliferi, anche in presenza di una domanda annuale complessivamente debole.
Che cos’è il decreto ponte sui carburanti
L’espressione “decreto ponte” non identifica, per ora, un provvedimento già approvato. Viene utilizzata per descrivere un possibile intervento immediato e temporaneo, destinato a ridurre i prezzi, mentre il Governo calcola le risorse disponibili attraverso l’extragettito Iva.
La logica sarebbe quella di evitare che famiglie e imprese debbano attendere diverse settimane prima dell’attivazione delle accise mobili. Il problema è trovare coperture che consentano di finanziare lo sconto senza aumentare ulteriormente il deficit.
I precedenti tagli alle accise sono stati progressivamente ridimensionati perché particolarmente costosi per il bilancio pubblico. Nel corso del 2026 lo sconto è passato, in momenti diversi, da 20 a 10 e poi a 5 centesimi al litro.
Un nuovo decreto ponte potrebbe, quindi, anticipare o accompagnare l’accisa mobile, ma fino alla pubblicazione del testo non è possibile conoscere con certezza:

l’entità dello sconto
la durata
i carburanti interessati
le risorse utilizzate
la data di entrata in vigore.

Come funzionano le accise mobili
Il principio dell’accisa mobile è relativamente semplice. Quando il prezzo internazionale del petrolio aumenta, cresce il prezzo imponibile dei carburanti. Poiché l’Iva è calcolata in percentuale, lo Stato incassa più entrate. Una parte di questo maggior gettito può essere utilizzata per abbassare temporaneamente le accise.
In sostanza, lo Stato restituisce agli automobilisti parte dell’Iva aggiuntiva provocata dal rincaro energetico. Il meccanismo è legato alla variazione del prezzo internazionale del petrolio espresso in euro e deve rispettare i livelli minimi di tassazione stabiliti dalla normativa europea. Nelle proposte esaminate in Parlamento viene, inoltre, previsto che la riduzione non produca nuovi o maggiori oneri per il bilancio statale.
Le accise mobili presentano, tuttavia, un limite evidente: non agiscono prima dell’aumento, ma dopo. Prima il prezzo del petrolio e dei carburanti sale. Poi lo Stato incassa l’Iva aggiuntiva. Successivamente il Governo quantifica l’extragettito e stabilisce quanto può destinare alla riduzione delle accise. Per questo lo sconto non è né automatico né immediato.
Perché il taglio delle accise potrebbe non bastare
Il Governo può intervenire sulle imposte, ma non può controllare il prezzo internazionale del petrolio, il cambio con il dollaro o il costo della raffinazione. Una riduzione fiscale temporanea può alleggerire il pieno e rallentare la trasmissione dei rincari all’economia. Non elimina, però, la causa della crisi.
Se il Brent restasse intorno o sopra i 100 dollari, gli effetti non riguarderebbero soltanto gli automobilisti. Aumenterebbero anche:

il costo del trasporto delle merci
le spese logistiche delle imprese
i costi agricoli
i prezzi dei voli
le pressioni su inflazione e potere d’acquisto.

Un’energia più cara può, inoltre, complicare le decisioni della Banca centrale europea. Se la crescita dei carburanti alimentasse nuovamente l’inflazione, la BCE avrebbe meno libertà nel ridurre i tassi o potrebbe essere costretta a mantenere una linea prudente più a lungo.
Cosa succede ora
Nei prossimi giorni saranno decisivi tre elementi: l’andamento del Brent, i nuovi prezzi comunicati dai distributori al Mimit e le decisioni del Governo.
Le accise mobili rappresentano uno strumento meno oneroso rispetto a un taglio generalizzato finanziato direttamente dal bilancio pubblico, perché utilizzano l’extragettito Iva, ma proprio la dipendenza dalle entrate già maturate ne rallenta l’attivazione e ne limita l’importo.
Il possibile decreto ponte servirebbe a colmare questo intervallo. Finché non sarà pubblicato un testo ufficiale, tuttavia, non è possibile dare per acquisito né il taglio né il risparmio finale.

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