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L’Oro rialza la testa dopo il peggior mese dal 2013

di Redazione Libri Arte
02/04/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
L’Oro rialza la testa dopo il peggior mese dal 2013

L’oro rimbalza dai minimi toccati a fine marzo, in scia all’impennata delle quotazioni petrolifere ed al pessimismo circa la soluzione della crisi in Iran. Pessimismo che è stato dipanato dalla de-escalation indotta dalle  parole del Presidente Donald Trump, che ha preannunciato una vicina soluzione del conflitto in Medioriente. Il metallo prezioso rimbalza dunque dai minimi toccati a marzo, il peggior mese da oltre un decennio, con una performance negativa paragonabile al 2013. Anzi, per il prezzo spot si tratta della peggiore performance dal 2008, anno dello scoppio della crisi finanziaria che ha portato al fallimento di Lehman Brothers.
L’oro torna sopra i 4.700 dollari
Il future sull’oro per consegna giugno è tornato al di sopra dei 4.700 dollari, attestandosi a 4.759,15 Usd/oncia, in rialzo dell’1,67% rispetto a ieri, dopo aver toccato il 23 marzo minimi di 4.235 dollari e rispetto ad un picco intraday toccato a fine gennaio a 5.626 dollari. La performance dell’oro nell’ultimo mese è stata pessima, con un ribasso del -9,4%, mentre la variazione a tre mesi fa segnare un +9,6%. Nell’ultima settimana l’oro ha guadagnato circa il 4% risollevandosi dai minimi dell’anno.
Arriva la schiarita dall’Iran
A motivare la risalita dell’oro negli ultimi due giorni ha contribuito la de-escalation in Iran. Dopo aver ribadito più volte (non senza smentite di tiro) che si stanno intrattenendo negoziati “molto positivi” con Teheran, il Presidente Trump ha annunciato ieri sera l’uscita  dall’Iran delle forze militari statunitensi entro due o tre settimane, affermando che l’obiettivo di distruggere le infrastrutture nucleari dell?Iran è stato centrato. Anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato del raggiungimento degli obiettivi in Iran, anticipando che la fine del conflitto sdarebbe avvenuta nell’arco di “settimane, non mesi”.
Le implicazioni di politica monetaria
La guerra in Medioriente e le ricadute sui prezzi dell’energia e sull’inflazione hanno ovviamente ripercussioni dirette sull’0economia e sulla politica monetaria, condizionando fortemente e in negativo la performance dell’oro. Un’inflazione più elevata, infatti, rischia di indurre le banche centrali – in primis Fed e BCE, ma anche Bank of England e Bank of Japan – a cambiare il corsdo della strategia di politica monetaria ed a passare ad una politica più restrittiva, rialzando i tassi di interesse. Un fattore molto negativo per l’oro, che viene svantaggiaot da tassi più elevati.
Il giudizio degli analisti
“La nostra opinione è che, nel tempo, l’oro abbia dimostrato di essere un valido strumento di diversificazione del portafoglio e una preziosa copertura contro l’aumento tendenziale a lungo termine delle tensioni geopolitiche e fiscali”, affermano gli esperti di Schroders, ammettendo che “l’oro spesso non è stato una buona copertura geopolitica a breve termine, né una copertura contro significativi stress di mercato”.

Nel motivare la correzione dell’oro, James Luke, Senior Portfolio Manager, Gold and Commodities di  Schroders cita  tre fattori determinanti a breve termine: una reazione istintiva alla minore probabilità di tagli dei tassi, dinamiche di mercato improntate alla fuga dal rischio, e timori relativi alle tensioni fiscali. Secondo l’esperto però il “bull market” dell’oro non è ancora giunto al termine per effetto di una serie di fattori, quali la multipolarità tra grandi potenze e le tensioni fiscali.

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