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Mascherine Covid, scontro Meloni-Conte sui 100 milioni pagati dallo Stato

di Redazione Libri Arte
08/08/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Mascherine Covid, scontro Meloni-Conte sui 100 milioni pagati dallo Stato

È scontro aperto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il leader del M5S Giuseppe Conte, dopo l’audizione dell’ex premier davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione della pandemia. Al centro della battaglia politica c’è ancora una volta la vicenda delle mascherine Covid e dei soldi pubblici spesi per acquistarle, un dossier che continua a dividere maggioranza e opposizione a distanza di anni dall’emergenza sanitaria.

I soldi delle mascherine Covid
Il caso ruota attorno alla fornitura di dispositivi di protezione della società Jc Electronics di Colleferro, guidata da Dario Bianchi. La struttura commissariale per l’emergenza, all’epoca guidata da Domenico Arcuri sotto il governo Conte, aveva bloccato la fornitura ritenendo le mascherine non conformi agli standard richiesti.
L’azienda ha però fatto causa allo Stato. In primo grado, la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute sono stati condannati al pagamento di circa 203 milioni di euro, oltre agli interessi di mora. Prima dell’appello, nell’ottobre 2025 il governo Meloni ha firmato con Jc Electronics una transazione che ha chiuso la vertenza per circa 100 milioni di euro, con il via libera dell’Avvocatura dello Stato.
Il caso denunciato da Conte
Durante le tre ore di audizione a Palazzo San Macuto, Conte ha presentato un fascicolo, ricevuto in forma anonima, contenente un verbale del 2022 relativo alla fornitura di Jc Electronics. Secondo l’ex premier, da quelle pagine emergerebbero elementi che farebbero pensare a dispositivi con un modello depositato non corrispondente all’efficacia filtrante dichiarata.
Conte ipotizza inoltre una possibile “rappresentazione contraffatta” del foglio di accompagnamento. Il documento è stato consegnato alla procura di Roma “per coscienza civica”, sostenendo che sia “di interesse pubblico” sapere se i 100 milioni pagati dallo Stato corrispondano a mascherine contraffatte.
Jc Electronics ha definito il documento “non una novità“, sostenendo che fosse già stato vagliato dalla magistratura nel giudizio di primo grado. L’azienda ha inoltre ricordato che la conformità dei dispositivi era stata attestata anche da Inail e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Infine, ha invitato Conte a rinunciare all’immunità parlamentare se ritiene di avere “certezze” da sostenere in sede giudiziaria.
Governo ed ex premier a confronto
Oltre al fascicolo sulle mascherine, l’audizione è stata anche una lunga autodifesa sull’intera gestione della pandemia tra il 2020 e il 2021: stato d’emergenza, Dpcm e campagna vaccinale, difesi da Conte come scelte necessarie e non come una “dittatura sanitaria”.
Alle contestazioni della maggioranza, arrivate soprattutto da Fratelli d’Italia con gli interventi di Galeazzo Bignami, Francesco Filini e Alice Buonguerrieri, Conte ha risposto rivendicando di aver agito “con disciplina e onore” e sfidando chiunque a trovare illeciti nel suo operato.
Lo scontro Conte-Meloni
Fuori dall’aula, Conte ha alzato il tiro definendo Meloni “la regista di questi attacchi” e sfidandola ad affrontarlo “politicamente” senza “trucchetti”.
La premier ha risposto sui social respingendo l’accusa di voler orchestrare un “plotone di esecuzione” e ribadendo che la commissione non è “un processo a una persona” ma “un dovere verso una Nazione che ha pagato un prezzo altissimo”, definendo la verità sulla pandemia “un diritto degli italiani”.
Sul piano politico, Conte ha poi rilanciato su temi come le chat di Delmastro e l’inchiesta su Santanchè, e rivendicando di aver “risposto per ore” mentre alla premier ha chiesto “cinque minuti per rispondere all’Italia”. Il duello è destinato a non concludersi qui, visto che il 14 settembre ci sarà il secondo capitolo, quando Conte tornerà davanti alla commissione per la seconda parte dell’audizione.

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