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Soldi sul conto corrente, gli italiani ne tengono meno di quanto si pensi: agli ultimi posti in Europa

di Redazione Libri Arte
21/07/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Soldi sul conto corrente, gli italiani ne tengono meno di quanto si pensi: agli ultimi posti in Europa

Un recente rapporto di Efama, European Fund and Asset Management Association, l’associazione europea che rappresenta l’industria della gestione degli investimenti, ha notato un cambiamento molto significativo nelle abitudini degli italiani. I conti correnti bancari sono molto più “vuoti” rispetto al passato.
I risparmi, però, non stanno calando. Al contrario, un altro rapporto recente ha evidenziato un aumento. Gli italiani stanno imparando a investire i loro risparmi e a non lasciarli sul conto corrente, dove comunque ci sono 1.163 miliardi di euro, pari a un terzo del debito pubblico.

I conti correnti italiani sono tra i più “vuoti” d’Europa
Efama ha utilizzato i dati di Eurostat e Ocse per analizzare come i privati cittadini europei investono i propri risparmi. Ne è emerso che circa il 40% della ricchezza europea è ferma in media sui conti correnti. Si tratta esclusivamente di risparmi finanziari, quindi non vengono considerati gli immobili.
L’Italia, in maniera sorprendente, è sotto la media. Nel nostro Paese c’è sempre stata una grande tendenza al risparmio e una parte significativa del denaro che le famiglie mettevano da parte finiva nei conti correnti. Il fatto che l’Italia si trovi sotto la media europea è significativo ed è indice del fatto che qualcosa sta cambiando.
Il confronto con i Paesi europei
Il dato italiano diventa ancora più significativo se si considera che soltanto quattro Paesi europei hanno una quota minore dei risparmi dei privati sui conti correnti:

Svezia al 18%;
Danimarca al 19%;
Paesi Bassi al 27%;
Norvegia al 34%.

Tolta la Norvegia, si tratta di percentuali nettamente più basse di quella italiana. Se si guarda però all’altro lato della classifica, i Paesi con una maggiore tendenza dei privati a tenere i risparmi sui conti correnti hanno quote quasi doppie rispetto a quella italiana:

Grecia al 69%;
Bulgaria al 70%.

Dove tengono i soldi gli europei e gli italiani
L’Italia si distingue però anche negli strumenti che le famiglie usano per risparmiare. In Europa si predilige il conto corrente, ma poi la divisione degli asset risulta essere:

conti correnti al 40,1%;
fondi pensione al 21,2%
assicurazioni sulla vita al 15,9%;
fondi d’investimento al 13,5%.

Altri strumenti hanno una rilevanza marginale. In Italia, invece, compaiono con forza in questa classifica i titoli di Stato, all’8,1% del risparmio totale.
Come sta cambiando l’approccio agli investimenti
Efama sottolinea che, nonostante alcuni singoli Paesi come l’Italia stiano vivendo una fase di profondo cambiamento del modo in cui i privati risparmiano, in generale l’Europa è ferma:

negli ultimi 10 anni i risparmi sui conti sono calati dello 0,4%;
negli ultimi tre anni i risparmi sui conti sono calati dello 0,7%;

Se si seguisse la tendenza di lungo periodo, nel 2036 le famiglie europee avrebbero ancora il 36% della loro ricchezza sui conti correnti. Per fare un paragone, gli statunitensi tengono solo il 12% dei propri fondi in banca.
La ricchezza europea “intrappolata” nei conti
Da diverso tempo le istituzioni europee sottolineano che questa tendenza a tenere il denaro sui conti correnti degli europei sta limitando la crescita economica del continente. Anche il Rapporto Draghi aveva individuato nella mobilitazione di questa ricchezza una delle strategie fondamentali per colmare il divario di investimenti da 800 miliardi di euro che esiste tra Ue e Usa.
Tra i limiti a questa mobilitazione ci sono le difficoltà di accesso ai fondi pensione e a quelli di investimento, ma soprattutto la frammentazione del mercato europeo dei capitali.
Di fatto, in Ue esistono 27 mercati dei capitali, uno per ogni Paese. Per un Italiano, investire in Francia è difficile quasi quanto investire negli Usa. Questo limita le possibilità, la scala e gli investimenti stessi del mercato dei capitali europeo. La Commissione sta tentando da anni di cambiare le cose, ma le resistenze dei singoli Paesi stanno rallentando il processo.

Le indicazioni contenute in questo articolo hanno uno scopo esclusivamente informativo, possono essere modificate in qualsiasi momento e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza finanziaria con figure professionali specializzate. QuiFinanza non offre servizi di consulenza finanziaria, di advisory o di intermediazione e non si assume alcuna responsabilità in relazione a ogni utilizzo delle informazioni qui riportate.

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