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Volkswagen licenzia e la Cina avanza, fabbriche chiuse e la crisi spaventa anche l’Italia

di Redazione Libri Arte
16/07/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Volkswagen licenzia e la Cina avanza, fabbriche chiuse e la crisi spaventa anche l’Italia

Volkswagen ha pubblicato i dati del suo piano di ridimensionamento per tagliare i costi e affrontare la crisi che il gruppo sta attraversando. Saranno eliminati 50mila posti di lavoro in più del previsto, arrivando a 100mila, saranno chiusi quattro stabilimenti in Germania e saranno eliminati il 50% dei modelli in produzione.
Anche se Volkswagen non ha impianti in Italia, moltissime imprese, soprattutto al Nord, fanno da fornitrici al gruppo tedesco. Un ridimensionamento importante del fatturato avrebbe un impatto economico sensibile su queste realtà, rallentando l’intera economia della parte più produttiva del Paese.

La crisi di Volkswagen nei numeri del nuovo piano di tagli
Volkswagen ha sostanzialmente confermato le indiscrezioni che la stampa tedesca aveva anticipato dopo la riunione della dirigenza da cui era uscito il nuovo piano di tagli per ridurre le spese del gruppo tedesco:

50mila posti di lavoro tagliati in più rispetto al piano originale, per un totale di 100mila esuberi;
quattro sedi tedesche verso la chiusura, Hannover, Neckarsulm, Zwickau ed Emden;
la riduzione del 50% dei modelli prodotti e del 75% degli allestimenti personalizzati.

Una decisione presa dopo che i profitti del primo trimestre del 2026 sono calati del 28% rispetto a quelli del 2025, anno in cui l’attivo del gruppo si era già ridotto del 44%.
Quanto è importante Volkswagen per l’Italia
Il piano di Volkswagen non tocca direttamente l’Italia. Il gruppo tedesco non ha impianti nel nostro Paese. La sua rete di fornitori, però, è molto ampia e include centinaia di aziende italiane, soprattutto in regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Si va da aziende famose e importanti come Pirelli e Brembo fino a tantissime piccole imprese di settori come quello delle guarnizioni, delle lavorazioni meccaniche o dell’elettronica.
Ogni anno il nostro Paese esporta componentistica automobilistica in Germania per miliardi di euro. Secondo i dati di Anfia (l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica), nel 2025 le aziende tedesche hanno acquistato componenti per 5,2 miliardi di euro dalle società italiane. Volkswagen è il primo gruppo automobilistico europeo e, anche se non pubblica dati precisi sulle importazioni dall’Italia, si può stimare che una parte rilevante di questa cifra derivi proprio dagli ordini del gruppo.

Le aziende cinesi stanno approfittando della crisi
Della crisi di Volkswagen stanno approfittando le aziende cinesi di auto. Marchi come BYD, Geely, Chery, Dongfeng, Xpeng e Leapmotor esportano sempre più auto in Europa e, proprio a giugno, per la prima volta la Cina ha esportato più di 1 milione di auto verso l’estero.
L’ambito in cui le aziende cinesi stanno facendo meglio è la mobilità elettrica. Le batterie di Catl, colosso cinese leader del settore, sono superiori e questo permette alle auto cinesi di avere un’autonomia superiore a quelle europee. Al contempo i prezzi delle auto cinesi sono più bassi, grazie ad almeno due fattori:

il tradizionale minor costo della manodopera in Cina;
un accesso più semplice alle tecnologie elettriche, come appunto le batterie.

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