“Le guerre, a differenza dei dazi illegali, non possono essere attivate e sospese piacimento del presidente e per sostenere mercati in caduta libera”. Così Donald Trump potrebbe non riuscire ad uscire da questa guerra con l’Iran, anche se volesse veramente farlo, con una mossa Taco, il famoso acronimo di ‘Trump always chickens out’, coniato al tempo delle mille sospensioni di dazi. Così la Cnn commenta la clamorosa svolta con cui Trump ha sospeso per 5 giorni i minacciati raid contro gli impianti energetici iraniani, parlando di un accordo in 15 punti, usciti fuori da quelli che definisce colloqui produttivi, mentre Teheran nega che sia in corso un dialogo diretto con Washington.
Siamo vicini a una svolta?
Se l’interpretazione più ottimista è che Iran e Usa abbiano compreso che il costo dell’escalation sarebbe così orribile da volere una via di uscita, l’emittente americana sottolinea che vi sono in effetti molte ragioni per essere scettici sull’imminenza di una svolta. E in particolare indica come giorni di dichiarazioni erratiche e contraddittorie da parte di Trump, insieme all’incapacità, mostrata sin dal primo giorno di dare una giustificazione consistente per l’attacco all’Iran e deliniare una exit strategy, abbiano portato alla mancanza di credibilità di ogni affermazione proveniente da Washington.
Nessuno così si stupirebbe se Trump dovesse bombardare i siti energetici iraniani prima dello scadere dei cinque giorni, venerdì prossimo, forse non a caso a mercati chiusi dopo che il presidente ha fatto il suo annuncio proprio pochi minuti dalla loro riapertura lunedì, secondo alcuni cinici nel tentativo di fermare la corsa del prezzo del petrolio e contrastare la volaitilità nei mercati. Inoltre, Trump avrebbe un’altra ragione per guadagnare tempo: non sono ancora arrivate nella regione le forze militari americane che potrebbero dargli la possibilità di invadere l’isola di Kharg o occupare isole e territori costieri lungo lo stretto di Hormuz. L’America e il resto del mondo, in particolare gli alleati storici degli Usa, hanno imparato sulla loro pelle che il modo erratico, iperbolico, imprevedibile è il modus operandi dell’immobiliarista, presentatore di reality show divenatato presidente, ma per la Cnn esiste “la possibilità, tutt’altro che trascurabile, che questo metodo possa essere messo alla prova oltre i suoi limiti nel Golfo Persico”. E non sarebbe una sopresa – aggiunge – “se la leadership iraniana, superstite ai raid, interpretasse le retromarce, contraddizioni e animati post sui social media come un segnale che la strategia di imporre le conseguenze economiche, attraverso il blocco dello stretto di Hormuz, su Trump sta funzionando”. Detto questo, nessuno può sapere quello che potrà succedere all’interno dell’Iran, prosegue il ragionamento della Cnn, indicando la possibilità che gli assassini dei più alti leader abbiano causato fratture fatali all’interno del regime che non sono ancora evidenti. Finora, comunque, non vi sono stati segnali pubblici di disintegrazione e se i raid aerei hanno gravemente degradato la minaccia regionale costituita dall’Iran, ma la sua forza non appare ancora in ginocchio e quindi non è chiaro perché Teheran dovrebbe cedere, senza ottenere nulla, la sua unica e principale arma di pressione, il controllo su Hormuz. L’opzione TacoPer Trump, al momento, l’opzione Taco, dichiarando una vittoria che nei fatti non esiste, sarebbe il modo per Trump per avere una via di uscita da un conflitto, prospettato al Paese e forse a se stesso come lampo, che rischia altrimenti di trasformarsi in una dei quelle “forever wars” che il tycoon aveva promesso ai suoi elettori di mettere al bando. Ma l’operazione non potrebbe essere così semplice, dal momento che lascerebbe gli alleati del Golfo ancora una volta esposti ad un Iran arrabbiato e rafforzato. Inoltre, chiudere la guerra senza prendere il controllo delle riserve di uranio arricchito lascerebbe a Teheran la possibilità di riprendere il programma nucleare, azzerando quindi l’unica e principale giustificazione razione dell’attacco lanciato da Trump insieme ad Israele il 28 febbraio. “I presidenti spesso di confrontano con crisi che non hanno nessuna buona opzione, ma pochi fronteggiano situazioni così ingestibile come quella in Iran, creata da Trump stesso”, conclude l’emittente americana.
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