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Iran, opposizioni non credono ad appello a coesione: “Meloni vuole lotta nel fango”, Schlein: “Posi la clava”

di Redazione Libri Arte
12/03/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Iran, opposizioni non credono ad appello a coesione: “Meloni vuole lotta nel fango”, Schlein: “Posi la clava”

In ordine sparso sulle risoluzioni, uniti nel denunciare il ‘bluff’ di Giorgia Meloni. Le opposizioni si presentano all’esame dell’aula per le comunicazioni della presidente del Consiglio per il prossimo Consiglio europeo e sull’attacco in Iran non riuscendo a trovare una quadra su un testo unico e condiviso che potrebbe imprimere una vera linea di politica estera all’Italia, ma non si fanno trovare impreparati quando la premier, chiudendo le repliche in Senato, si dice disponibile a sedersi attorno a un tavolo “tutte le volte che sarà necessario, anche per le vie brevi” sulla situazione in Medio Oriente.

“Per lo scambio di informazioni possiamo sempre ritrovarci”, dice facendo capolino a palazzo Madama il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ma, aggiunge, “il tavolo c’è, è il Parlamento, portiamo proposte concrete. Se poi dobbiamo fare le sfilate a palazzo Chigi ed essere presi in giro no”. Una posizione che ricalca quella di Riccardo Magi, di +Europa, che mette agli atti che l’invito di Meloni è sicuramente “ma è tardivo. Noi ci siamo, purché non finisca come la farsa sul salario minimo: alla premier dico che non è il tempo di prendere in giro gli italiani e confondere le acque per non assumersi le proprie responsabilità”.
Peccato, però, che la cronaca superi le intenzioni, e cambiando aula cambiano i toni anche della presidente del Consiglio, facendo cadere in un attimo quell’appello all’unità e quell’aplomb istituzionale che compatta ancora di più il fronte progressista. Con l’accusa al Partito democratico di “strabismo” sulle “bombe” Usa e le accuse mirate a Conte per non aver condannato, nel 2020, l’attacco statunitense a Baghdad, lo show – per usare le parole di Nicola Fratoianni, di Avs – comincia per davvero. Dalla segretaria dem, Elly Schlein, l’invito è netto: “Presidente posi la clava, chi ci guarda non merita di guardare la lotta nel fango. Il suo appello all’unità è durato due ore, poi è tornata in lei…”.

Il leader pentastellato, invece, ci va giù pesante. “Anche in un momento così drammatico, ha perso l’aplomb e ha iniziato a gettar fango. Ha detto bene non è come noi perché è certo che siamo diversi, a me non sarebbe mai venuto in mente di scendere a un tale livello di spregiudicatezza, ha dimostrato una condotta così priva di scrupoli da paragonare l’attacco di un drone americano per reazione all’attacco all’ambasciata americana Baghdad al silenzio complice di un genocidio per 20.000 bambini palestinesi”, attacca Conte, che non dimentica neanche le parole in Senato sul Covid. Meloni, dice l’ex premier, “oggi ha detto un’infamia e lo ha fatto da quello scranno” quello “della presidenza del Consiglio. È veramente un attacco proditorio e diffamatorio quando ha dichiarato che durante il periodo della pandemia sono stati spesi miliardi a favore di truffatori sulle mascherine. Io non ci giro intorno, non faccio il vigliacco come lei: lei sta accusando Domenico Arcuri, commissario all’emergenza, Domenico Arcuri che è stato tre volte archiviato e mai rinviato a giudizio. Si occupi, se vuole occuparsi di truffe Covid, della sua Santanché, perché è pluri indagata anche per la truffa Covid, ma ve la siete scudata e adesso che avete confezionato questa legge di riforma costituzionale volete scudare tutti i casi Santanchè futuri, ai governi futuri contro le inchieste della magistratura”.
“Alla fine” Meloni “non ce l’ha fatta neanche, l’amplomb istituzionale, l’appello all’unità, il tavolo…forse ce l’aveva proposto con troppo anticipo, sarebbe stato più saggio aspettare ancora un po’ di giorni. Poi mancano tutti gli elementi per avere un quadro chiaro della situazione”, ironizza Nicola Fratoianni. “Tutto questo aplomb è scivolato via nel suo comizio finale, nello show, ma questo show non cambia la sostanza: è venuta molto tardi a parlare con le opposizioni, con il Parlamento di una guerra scatenata dal suo amico Donald Trump, assieme al” vostro “amico Benjamin Netanyahu senza dirci niente. Noi siamo ancora qui a farle la stessa domanda: che cosa pensa di questa guerra?”, chiede l’esponente di Avs. Poi, certo, le risoluzioni: il Pd vota parte di quelle di tutti, Avs e Movimento 5 stelle si danno manforte e votano in parte quella dei dem, ma l’unione ancora non c’è. “Sarebbe stata un’ottima occasione per dimostrare compattezza, sai che effetto vedersi il titolo domani: ‘Campo progressista viaggia unito’ e invece…”, dice a mezza voce più di qualcuno dalle parti del Transatlantico. L’ultima parola, in ogni caso, non è stata ancora messa, anzi. A parlare è ancora Conte: “Non ci possiamo fermare qui, non si è chiuso il cerchio questa volta ma per il M5s lo sforzo non si ferma, continuerà, va oltre questa occasione. Da oggi, per noi, è la priorità”. E chissà che gli angoli non possano smussarsi in altre occasioni, specialmente sull’Ucraina.

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