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La premier in ritardo, poi il gelo con Trump: ‘Rapporti cordiali’

di Redazione Libri Arte
08/07/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
La premier in ritardo, poi il gelo con Trump: ‘Rapporti cordiali’

Arriva con qualche minuto di ritardo, poi Giorgia Meloni si siede alla cena dei leader allo stesso tavolo di Donald Trump. Non sono uno accanto all’altra, ma è l’incrocio tanto atteso dopo giorni di alta tensione. E il gelo non sembra essere calato dopo l’ultimo affondo sganciato dal presidente Usa anche ad Ankara. Lo si intuisce nelle poche parole che la premier pronuncia davanti ai giornalisti quando torna in hotel in tarda serata. “Rapporti cordiali”, risponde su Trump. C’è stato un chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni? “Vi ho già risposto”, taglia corto. La linea ora resta di non commentare più le parole del tycoon, poi si vedrà dopo la plenaria prevista in mattinata.
La premier decolla da Roma mentre ad Ankara da un paio d’ore Trump ha già cominciato a prendersi la scena, ribadendo le critiche nei suoi confronti, ma più soft. “Non abbiamo commentato ieri, non lo faremo oggi”, la linea di Palazzo Chigi.Come non c’è stata nessuna reazione al meme sull’ordine restrittivo, così non ci si scompone davanti al “mi piace, è una brava persona ma non c’è stata per noi” sull’Iran. No al ping pong di dichiarazioni e commenti, insomma, secondo la strategia che viene confermata durante le due ore di volo. La premier arriva al palazzo presidenziale con qualche minuto di ritardo, dopo che il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan ha accolto tutti gli altri ospiti, Trump per ultimo. Secondo i media locali è il vicepresidente turco a darle il benvenuto.Poco prima che lei si sieda al tavolo con il presidente Usa (ma anche Erdogan, Rutte, Merz, Macron e Starmer), Antonio Tajani, arrivato ad Ankara con il collega della Difesa Guido Crosetto, ha un incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il segnale che, al di là degli affondi presidenziali, si continua a collaborare. Resta la diffidenza verso il tycoon. Secondo il poco che filtra dal governo, le sue parole non sono lette come un messaggio più conciliante, ma piuttosto come una strategia di “insistenza” nei confronti della premier, unico leader citato esplicitamente nella conferenza stampa ad Ankara.Trump ha anche esplicitato il motivo per cui il rapporto si è “guastato”, la postura italiana di fronte alla guerra in Iran. E non è bastata la disponibilità a partecipare allo sminamento di Hormuz una volta raggiunto il cessate il fuoco, scenario lontano alla luce degli ultimi attacchi. “Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni – interviene il ministro della Difesa belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken -. È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader”.Per fare fronte alle tensioni attorno al summit, i turchi hanno puntato anche su una sorta di ‘food diplomacy’ nella cena offerta da Erdogan e dalla consorte. Il patrimonio culinario, hanno spiegato, come leva per favorire la comprensione globale, e tavoli tondi in cui tutti siedono alla stessa distanza. Fra Meloni e Trump “non c’è spazio per le polemiche”, sostiene Matteo Salvini, “certo non da parte italiana. Le partite geopolitiche e internazionali sono troppe”.Fra queste c’è anche il capitolo difesa del fianco Sud della Nato, un tema che è rientrato nella dichiarazione finale del vertice anche grazie alle pressioni italiane, come hanno sottolineato fonti diplomatiche alla vigilia. Ed è centrale in quest’ottica il dossier Libia, Paese in cui gli americani considerano l’Italia fra i principali interlocutori. Meloni da tempo ha chiesto anche una sponda alla Turchia, che ha un effetto stabilizzante in Libia nonché, come Roma, forti interessi nel campo energetico.Tra i temi che invece hanno allargato le distanze tra Roma e Washington c’è la mancata adesione italiana al Purl, il programma di acquisto di armi americane da girare a Kiev. Si concentra soprattutto su forniture energetiche in questo momento il sostegno di Roma all’Ucraina, a differenza di altri partner della coalizione dei Volenterosi che si riunirà lunedì sera a Parigi. Non è ancora confermata la presenza di Meloni, attesa nel pomeriggio a una commemorazione di Giovanni Falcone a Palermo. I leader dei Volenterosi sono invitati da Emmanuel Macron anche alla parata dell’indomani, il 14 luglio, per la festa nazionale francese. Se sulla premier c’è ancora un punto interrogativo, di certo ci sarà il presidente Sergio Mattarella.Un segnale dell’importanza per l’Italia del fronte europeo, da valorizzare in asse con Parigi. Sugli Champs-Élysées, assieme alle truppe francesi, sfileranno rappresentanti degli eserciti dei paesi partner. L’Italia ci sarà con un Gruppo bandiera, ovvero con la propria formazione militare preposta a custodire e trasportare le bandiere di guerra nei corpi istituzionali. La Francia avrebbe chiesto inoltre anche la sfilata di mezzi italiani.

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