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L’Ue non chiude a Meloni, ‘ma per ora si usino i fondi esistenti’

di Redazione Libri Arte
19/05/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
L’Ue non chiude a Meloni, ‘ma per ora si usino i fondi esistenti’

  L’Europa non chiude e non apre. Chiede tempo, prudenza. E, soprattutto, chiede di cominciare a usare tutte le risorse che ci sono, prima di guardare altrove.  Nessuno, né in Italia né a Bruxelles, si aspettava che la Commissione rispondesse in maniera chiara e univoca alla lettera con la quale la premier Giorgia Meloni ha domandato a Ursula von der Leyen di estendere la deroga al Patto prevista per la difesa alle spese per la crisi energetica. La presidente dell’esecutivo europeo, al tempo opportuno, replicherà entrando nel merito di richieste già note, invero, a Palazzo Berlaymont. Richieste sulle quali von der Leyen non mancherà di riflettere, con un occhio agli sviluppi della crisi in Iran e un altro ai posizionamenti dei Paesi membri sull’istanza portata avanti dall’Italia.
    Nel consueto briefing con la stampa i portavoce della Commissione, Paula Pinho e Balazs Ujvari, hanno premesso di non voler commentare la lettera di Meloni. Ma hanno fornito più di un indizio. “Per quanto riguarda la flessibilità fiscale in materia di energia, vorremmo sottolineare che, in questa fase, l’attenzione è rivolta allo sfruttamento pieno dei finanziamenti Ue già disponibili, che sono davvero ingenti”, hanno sottolineato. Prima di aggiungere che l’Ue “continua a seguire da vicino gli sviluppi ed è pronta ad agire di conseguenza, anche avvalendoci delle flessibilità esistenti”. In questa fase, insomma, nulla o quasi si muoverà. Per la Commissione le risorse ci sono. “Sono stati stanziati circa 300 miliardi di euro per investimenti nel settore energetico attraverso strumenti quali Next Generation Eu, i fondi della politica di coesione e il Fondo per la modernizzazione, con circa 95 miliardi di euro ancora da utilizzare. Un ulteriore elemento è che abbiamo reso più flessibile il quadro degli aiuti di Stato”, hanno ricordato i portavoce.     Ma questo, al governo italiano era già noto. E non basta.
    “L’Ue deve uscire dalla logica ragionieristica e predisporre urgentemente tutti gli strumenti utili per consentire a sé stessa e agli Stati membri di fronteggiare questa crisi”, ha sottolineato il capodelegazione di Fdi al Pe Carlo Fidanza rimarcando il senso della lettera di Meloni. La partita, per l’Italia, è solo iniziata. A Parigi, a margine del G7 Finanze, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ne ha parlato con i suoi omologhi di Francia e Germania, e con il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis.
Venerdì e sabato, a Cipro, l’Eurogruppo e l’Ecofin informali torneranno ad affrontare le conseguenze della crisi energetica. Un passaggio decisivo, in questa partita a scacchi tra Roma, Bruxelles e le capitali “frugali”, potrebbe essere il Consiglio europeo di giugno. Sulla richiesta dell’Italia “si continua a trattare”, hanno spiegato fonti del Mef. Il governo, insomma, vede uno spiraglio nel posizionamento della Commissione. Basato anche su un punto: il non chiedere una deroga al Patto ex novo per l’energia, ma solo l’estensione, alle stesse condizioni. Molto, spiegano a Bruxelles, dipenderà anche da come si muoveranno gli Stati membri. In questo senso cruciale sarà la posizione della Germania di Friedrich Merz, capofila dei frugali ma stretta alleata dell’Italia di Meloni. “E’ importante, e lo è per me personalmente, che non ci siano indebitamenti eccessivi in Europa. Questo indebitamento già oggi minaccia la sovranità in alcuni casi e frena la competitività”, ha spiegato Merz, lasciando intravedere che, per l’Italia, la partita resta molto difficile.
    In Italia, intanto, il governo potrebbe tornare a varare misure eccezionali in vista della scadenza del taglio delle accise il 22 maggio. Lo potrebbe fare con una particolare attenzione al settore dell’autotrasporto in un Consiglio dei ministri che sarà convocato venerdì, ad una manciata d’ore dalle elezioni amministrative. E, nel frattempo, le opposizioni sono già all’attacco. “È facile dare la colpa all’Europa del fallimento totale della politica economica del governo di Meloni”, ha osservato la segretaria del Pd Elly Schlein. “Meloni scrive una lettera contro accordi che lei stessa ha firmato”, ha incalzato Giuseppe Conte facendo riferimento al via libera unanime al nuovo Patto, arrivato quando in Italia c’era l’attuale governo.    

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