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Nordio frena sulla grazia a Roggero, Meloni contro i risarcimenti

di Redazione Libri Arte
18/07/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Nordio frena sulla grazia a Roggero, Meloni contro i risarcimenti

A 48 ore dalla condanna a Mario Roggero, c’è una richiesta di grazia. A firmarla è la moglie del gioielliere condannato in Cassazione a quasi 15 anni per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. E nel giorno in cui l’uomo entra nel carcere di Bollate, arriva il dietrofront del ministro Carlo Nordio sull’istruttoria annunciata. “Si esclude che sia stato ancora compiuto alcun atto in merito alla procedura di grazia”, precisa il ministero della Giustizia. Una frenata che si potrebbe spiegare con il richiamo di ieri ampiamente motivato dal Quirinale (sull’atto di clemenza le prerogative sono del presidente della Repubblica) e con le interlocuzioni proseguite anche oggi tra via Arenula e il Colle.     Nessuno scontro istituzionale – è la versione ufficiale – anche se l’irritazione maturata nelle ultime 24 ore resta e lascia strascichi.     Giorgia Meloni non interviene direttamente sul provvedimento di grazia, ma sceglie di presidiare “da fuori” il tema giustizia. Lo evoca parlando dei risarcimenti: “Mi aggredisci.     Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”. In un post sui social la premier rilancia la sfida contro chi delinque che “non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque” e nemmeno “possono farlo i suoi familiari”. Di recente il governo ne ha fatto una battaglia inserendo “questa regola di puro buon senso” nell’ultimo disegno di legge sulla sicurezza. E taglia corto: “Basta paradossi”. La norma però non vale per Roggero, condannato dai giudici alle provvisionali stimate in 480 mila euro, visto che la legge non ha effetto retroattivo.     Dai piani alti del governo raccontano di una squadra coesa e vicina a Nordio, come conferma anche la petizione pro grazia lanciata dai capigruppo parlamentari di maggioranza e che ha già raccolto decine di adesioni.     Pieno sostegno e “su ogni fronte” viene ribadito dalla Lega, da sempre al fianco del commerciante di Grinzane Cavour e con Matteo Salvini primo a esporsi sull’atto di clemenza. Domani sarà davanti al carcere di Bollate insieme ai giovani leghisti.     Ma il partito va oltre e valuta di candidare Roggero “qualora ne ricorrano i presupposti normativi”. Fonti leghiste, però, non nascondono che la disponibilità si infrange contro la legge Severino: la norma, infatti, vieta candidature e incarichi politici per i condannati in via definitiva per delitti non colposi e pene superiori ai due anni di carcere. Ma se Roberto Vannacci esclude apertamente la candidatura (“Lasciamo alla sinistra queste pratiche” alludendo al caso di Ilaria Salis candidata da Avs), il gioielliere la respinge: “Adesso l’ultima cosa è candidarmi”. Più morbido Antonio Tajani che ammette le responsabilità dell’uomo ma punta sul perdono. Con la premessa che “dipende dal presidente della Repubblica concedere la grazia”, chiarisce: “Credo che Roggero abbia sbagliato, ma anche per difendere la propria famiglia e credo che, avendo 72 anni, possa avere il perdono della nostra società”.     Al di là del governo, i partiti restano divisi. Pur senza esprimersi sul sì o no alla grazia, le opposizioni approfittano della vicenda per schierarsi con il capo dello Stato e difenderne le competenze. Le opposizioni fanno scudo a Mattarella. “È evidente che la destra di Meloni, per mano di Nordio, ha cercato di dare un colpo alle prerogative del Colle per motivi di propaganda”, osserva Riccardo Magi di +Europa.     L’europarlamentare del Pd Matteo Ricci: ‘La destra insiste sul caso Roggero per distrarre i cittadini’. Per il deputato M5s, Francesco Silvestri, si tratta di un’operazione per ‘delegittimare il presidente della Repubblica’.    

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