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Pressing per l’intesa in maggioranza, mediazione al fotofinish sulle preferenze

di Redazione Libri Arte
13/07/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Pressing per l’intesa in maggioranza, mediazione al fotofinish sulle preferenze

A poche ore dalla deadline per presentare nell’Aula della Camera gli emendamenti alla legge elettorale, l’accordo nella maggioranza ancora non è stato siglato. “Le buste” con le varie soluzioni “sono pronte”, ironizza chi si sta occupando attivamente del dossier, ma si attende il via libera da parte di tutti gli alleati di governo, che a questo punto – ipotizzano i più ottimisti – potrebbe arrivare domattina. Lo stallo sta tenendo sulle spine anche gli stessi parlamentari di centrodestra, tra chi si dice molto fiducioso e chi inizia a mettere in conto la spaccatura nell’emiciclo di Montecitorio. Sta di fatto che il quadro dell’intesa è ormai definito, prevede un mix tra capolista bloccato e libera scelta dei cittadini. Per tutta la giornata si susseguono voci di contatti diretti tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani per sbloccare l’impasse, ma i rumors non trovano conferme.

Gli sherpa, dopo un weekend di lavoro, dovrebbero vedersi in mattinata per chiudere, in un un modo o nell’altro. Dentro FdI nessuno vuole nemmeno considerare l’ipotesi di presentarsi spaccati in Aula, a un anno dalle elezioni, su un argomento così delicato come la legge elettorale. Proprio per questo il pressing sugli alleati sarebbe ai massimi livelli. Se Fratelli d’Italia e Noi Moderati presentassero una proposta sulle preferenze (a questo punto anche senza capolista bloccato), con la contrarietà di FI e Lega, in Aula si potrebbero aprire gli scenari più diversi. E i rischi sono altissimi, complice la possibilità del voto segreto che può essere richiesto da venti deputati su vari argomenti della legge elettorale.

Le opposizioni aspettano che sia la maggioranza a muovere la prima pedina, per cercare di rispondere nella maniera più efficace. Al netto della bocciatura, unitaria, della nuova legge elettorale, anche nel campo largo non mancano divisioni: dalle preferenze all’idea di optare per l’Aventino. Per concordare le mosse, sempre domani mattina, è atteso un incontro anche nel centrosinistra. Intanto, il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, chiama la piazza: “Martedì, a partire dalle ore 18 e per tutta la notte, saremo in piazza Montecitorio per la ‘Notte della Democrazia’. Un fiore bianco sarà il simbolo di questa veglia per dire no al Melonellum”. Hanno già confermato la loro presenza Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Luigi Manconi, Bruno Tabacci e tanti altri. Si attende la risposta di Elly Schlein.

Il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi vede il bicchiere mezzo pieno: “Il centrodestra certamente troverà una sintesi nelle prossime ore”. Una prospettiva analoga a quella offerta dall’azzurro Antonio Tajani: “La legge elettorale è necessaria perché dà governabilità e stabilità. Le preferenze sono un particolare di qualcosa di molto più importante. Deciderà il Parlamento non il governo, sono sicuro che una soluzione si troverà”. Da giorni i due vicepremier continuano a ripetere che il dossier non riguarda il governo ma il Parlamento. E qualcuno inizia a leggere dietro questa scelta la volontà di tener lontano l’esecutivo da un dossier pieno di insidie che vedrebbe posizioni discordanti anche all’interno degli stessi partiti. Tajani, però, si espone su un altro tema scottante, dicendosi “assolutamente” favorevole a candidati civici a Roma e Milano e sposando l’idea di Carlo Cottarelli (proposto da Carlo Calenda) nel capoluogo lombardo: “Sarebbe un ottimo candidato”. La discussione sulle comunali, che già si preannuncia frizzante, si interseca con quella della data del voto anticipato in primavera, con l’ipotesi dell’election day che torna a circolare.    

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