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Ranucci: ‘Io al Cairo? forse sperano faccia la fine di Regeni’

di Redazione Libri Arte
29/08/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Ranucci: ‘Io al Cairo? forse sperano faccia la fine di Regeni’

“Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”. Lo ha detto Sigfrido Ranucci a Favignana, a margine della messa in scena del suo spettacolo teatrale “Diario di un trapezista”, commentando la decisione della Rai di rimuoverlo dalla guida di Report. “Ringrazio il Tg3 e Rainews per l’asilo politico. Io non capisco perché se non sono adatto per Report ,dovrei essere adatto per il Tg3 o Rainews”, ha aggiunto. “La terza alternativa era la sede di corrispondenza al Cairo. Non sanno evidentemente che io vivo sotto scorta anche da prima dell’attentato e al Cairo, all’estero, sarei senza scorta. Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni”, ha detto ancora Ranucci. “Sono rimasto abbastanza perplesso. Poi Il Cairo ultimamente è stato usato un po’ come la Siberia, ci mandano i deportati da altre parti”, ha spiegato.

“Fanno bene a dimettersi perché quei nomi vanno bene per altre cose ma non per Report. È uno schiaffo alla meritocrazia, alla squadra di Report e a quello che ha saputo dimostrare in questi anni, alla sua storia, alla sua indipendenza”. Lo ha detto Sigfrido Ranucci a margine della presentazione del suo spettacolo a Favignana in merito alla possibilità che i giornalisti di Report si dimettano in massa in segno di protesta per la scelta dei nuovi conduttori della trasmissione. “Credo che questo sia un progetto per chiudere Report e ci sono riusciti perfettamente, indipendentemente dalle mie responsabilità”, ha aggiunto il giornalista, che poi ha parlato delle polemiche legate ad alcuni articoli pubblicati nelle scorse settimane. “Che c’è un sistema è emerso chiaramente quando ieri Mollicone – ha concluso – ha ringraziato tutti i giornalisti del gruppo Angelucci e le piattaforme che hanno rilanciato certi contenuti perché, uso le sue parole, hanno sollevato dubbi . Dubbi, a mio avviso, funzionali a gettare un’ombra sui miei comportamenti con articoli falsi che erano propedeutici alla decisione di sostituirmi”.

“Non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa”, “resisto al fango con la mia storia”: Sigfrido Ranucci ha parole di fuoco per rispondere alla decisione della Rai di sostituirlo alla guida del programma d’inchiesta. E’ un atto di sfida a “persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti” che è stato lanciato attraverso i primi messaggi a caldo postati sui social, prima di andare in scena nella nuova tappa del suo tour teatrale, a Favignana. Con la promessa quindi che il suo non è un “addio”.    La scelta di Viale Mazzini di cambiare dopo tanti anni la conduzione di Report, affidandola a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, è stata condannata senza appello da Ranucci, nel merito e nel metodo. I due colleghi che lo sostituiranno vengono liquidati come “persone scelte mortificano professionalità che hanno fatto storia” del programma.
Nel mirino dei suoi strali, comunque, c’è soprattutto la dirigenza Rai e i media che lo hanno messo sulla graticola dopo l’arresto di Valter Lavitola, nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista. Il motivo della mia sospensione – afferma Ranucci – “è che avrei messo a repentaglio la credibilità di Report in seguito ai 2800 articoli in due mesi fatti dai giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo, anche da parte del fuoco amico della Rai. Cioe’ da coloro che sono stati ringraziati ieri da Mollicone per aver sollevato cunei d’ombra sul sottoscritto”, le parole di Ranucci. “Il gioco è fatto”, la sua conclusione.     In questo quadro i segnali dell’ormai ex conduttore di Report sembrano essere orientati alla chiusura totale verso la Rai, che come opzioni alternative avrebbe pensato ad un incarico a Rainews, al Tg3, oppure in un ufficio di corrispondenza. Per il resto il giornalista sotto scorta studia le sue prossime mosse proseguendo il tour del suo spettacolo “Diario di un trapezista”. A Favignana la sua presenza in questi giorni è stata discreta, lontano dai riflettori, legata principalmente agli eventi organizzati. Si è visto poco in giro, a parte qualche puntata in spiaggia e alcune passeggiate nel centro dell’isola delle Egadi, dove non sono mancati gli incontri con residenti e turisti: in qualche occasione si è fermato per una fotografia o per firmare un autografo. Questi incontri, ha assicurato, gli danno la “forza di andare avanti”, così come “rivedere le immagini che tutti hanno dimenticato”: ovvero, quelle dell’attentato che ha subito e che in questa occasione ha postato sul profilo Facebook. Nel frattempo il suo legale, Roberto De Vita, ha assicurato che il suo assistito “condurrà battaglie in ogni sede per la difesa della libertà del giornalismo d’inchiesta”.  

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