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Sul referendum il Sud tallone d’Achille del centrodestra

di Redazione Libri Arte
25/03/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Sul referendum il Sud tallone d’Achille del centrodestra

E’ il Sud Italia, dove il NO alla riforma della giustizia s’è imposto persino con percentuali inaspettate in Regioni storiche roccaforte come la Sicilia (60,98%) e la Calabria (57,26%) governate da Forza Italia con Renato Schifani e Roberto Occhiuto, a prefigurarsi come il tallone d’Achille del centrodestra, spiazzato dall’esito delle urne. Vale anche per Basilicata ((60,03%), Abruzzo (51,7%) e Molise (54,7%): anche qui la sconfitta è stata netta, ma pure in Campania (65,22%) e Puglia (57,14%) dove ci si aspettava un risultato diverso almeno per dare un segnale ai governi di centrosinistra delle due regioni.
In Sicilia e Calabria il confronto interno tra i partiti, soprattutto sotto traccia, verte sullo scarso impegno tra alleati nelle campagna referendaria, sull’incidenza eventuale nel voto di scandali e inchieste giudiziarie che coinvolgono esponenti di spicco e sui risvolti politici futuri per le elezioni regionali e politiche del prossimo anno, oltre che su equilibri interni ai partiti di centrodestra. Cautela e nessuna fuga in avanti appare, almeno per ora, il sentiment più diffuso.
Anche se il clima è pesante. Da ambienti della Presidenza della Regione siciliana, per esempio, filtra il ragionamento che “non si è trattato di un voto identitario” e che l’esito “non produce effetti sui governi nazionale e regionale”. Ma se i leader siciliani di FdI e Fi mantengono le bocche cucite, netta è la posizione del senatore e commissario della Lega in Sicilia Nino Germanà: “Tutti dobbiamo fare mea culpa. Io ho fatto campagna referendaria a Messina, alcuni parlamentari di Fdi e Fi l’hanno fatta in altre province, altri si sono impegnati di meno. E’ chiaro che serve un chiarimento politico tra i partiti. Senza analizzare questa sconfitta e metterla a frutto rischiamo di andare a sbattere”.
Non si sottrae all’analisi Roberto Lagalla, sindaco di Palermo con una giunta di centrodestra, dove il NO ha ottenuto il 68,94%, il secondo dato più alto tra i capoluoghi italiani, in testa Napoli col 75,49%: “Non è opportuno sovrapporre il dato o l’appartenenza politica all’esito di un referendum. È quindi necessario accogliere con rispetto il giudizio espresso dai cittadini, che hanno scelto di non confermare il lavoro proposto dal governo e dalla maggioranza sul tema della giustizia”.
Immediata la replica di Saverio Romano, coordinatore politico di Noi moderati: “Se il centrodestra pensasse di ricandidare Lagalla bisognerebbe trovare uno psicologo”. Tranchant il commento di Gianfranco Miccichè, ex leader di Fi nell’Isola, che punta il dito proprio verso il suo partito: “Molti dirigenti hanno tradito la battaglia di Berlusconi, dove erano deputati, senatori, sindaci e assessori di centrodestra? Poche iniziative, nessuna vera mobilitazione”.
Ammette la sconfitta in Calabria l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo di Forza Italia: “E’ stato un risultato non positivo per il centrodestra”. Gli fa eco in Basilicata il segretario provinciale di Fi a Potenza, Vincenzo Taddei: “E’ un segnale che la maggioranza di centrodestra, lucana e nazionale, non può e non deve sottovalutare e che necessariamente va accolto con attenzione e con la giusta consapevolezza, oltre che con spirito critico”.
Per il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio (FdI) “il fronte del NO ha avuto gioco facile nel mistificare i contenuti della riforma, che erano comunque molto tecnici e difficili da spiegare in parole semplici”. In Campania dove il NO ha vinto col 65,22%, e a Napoli addirittura col 75,49%, Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia, sfoggia ottimismo per il futuro: “I comitati del Sì non si sciolgano ma restino come sprone e proposta programmatica”.

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