Sempre più spesso la cura del tumore
al seno ormono-responsivo, che riguarda oltre il 70% dei casi,
si basa sulla medicina di precisione. Grazie ai test genomici,
come Oncotype Dx, oggi è possibile capire chi ha davvero bisogno
della chemioterapia e chi può essere trattata solo con
l’ormonoterapia. Questo test, che analizza l’attività di 21 geni
del tumore, ha già ridotto del 48% il ricorso alla
chemioterapia.
“Nelle pazienti che mostrano una forma aggressiva di tumore,
il trattamento più idoneo, dopo l’intervento chirurgico è la
chemioterapia – spiega Alessandra Fabi, docente Università
Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile Medicina di Precisione
in Senologia, Fondazione Policlinico Gemelli – al contrario, in
quelle con le forme a bassa aggressività si può procedere solo
con l’ormonoterapia. Tra queste due categorie, ce n’è una terza
che può avvantaggiarsi del test Oncotype; si tratta di donne con
un tumore invasivo in stadio precoce (I, II o IIIa),
ormono-sensibile ed Her2 negativo, senza coinvolgimento dei
linfonodi o al massimo fino a tre linfonodi interessati (in caso
di donne in menopausa). In queste donne, il test genomico aiuta
il medico a valutare il rischio di recidiva e a guidare la
scelta terapeutica tra semplice ormono-terapia o chemioterapia
seguita dall’ormono-terapia”.
Il test genomico più utilizzato, l’Oncotype Dx, si effettua
su un campione di tessuto tumorale prelevato durante
l’intervento chirurgico e analizza l’espressione di 21 geni,
valutando aggressività e grado di ormono-responsività del
tumore. “L’applicazione di questo test – spiega Fabi – ha
consentito di ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia in
questo gruppo di pazienti, risparmiandola a circa 6.000 pazienti
l’anno; si tratta di due pazienti su tre in postmenopausa con
neoplasia operata e di 1 su tre tra quelle in pre-menopausa”.
In Italia, nel 2020 è stato creato un fondo speciale di 20
milioni di euro per offrire il test a circa 10.000 pazienti
l’anno. Alcune Regioni (Lazio, Lombardia e Campania) hanno
utilizzato il test, ma in altre l’uso è rimasto marginale. “Il
nostro augurio – conclude Gianluca Franceschini, Ordinario di
Chirurgia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore,
Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro
Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli – è che
Oncotype Dx possa essere inserito presto nei Lea per garantirne
l’uso in tutto il territorio nazionale”.
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