(di Antonino Caffo)
L’industria dell’intelligenza
artificiale deve affrontare la sfida posta dall’attuale crisi
energetica globale. Il mantenimento dei server e l’elaborazione
dei dati richiedono un carico di base costante che le fonti
rinnovabili intermittenti faticano a garantire.
Uno scenario che interessa anche l’Italia, con il Programma di
Ricerca Nucleare (Prn), finanziato dal Ministero dell’Ambiente e
della Sicurezza Energetica (Mase), che prevede lo sviluppo delle
tecnologie nucleari di nuova generazione, come gli small modular
reactor e gli advanced modular reactor, per la produzione di
energia sicura e pulita.
E proprio l’Italia figura tra i Paesi europei con i maggiori
volumi di utilizzo di ChatGpt, il software di OpenAI che ha
accelerato la diffusione dell’IA generativa su larga scala,
posizionandosi ai vertici anche per il conseguente consumo
energetico derivante dalle elaborazioni del chatbot.
Un report stilato dagli analisti di BestBrokers pone il
nostro Paese quinto in Europa per accessi a ChatGpt: 37,1
milioni di visite mensili e 2,14 miliardi di domande poste, ogni
mese, su base nazionale.
“Tenendo presente che una domanda richiede 18,9 watt di
elettricità”, dicono da BestBrokers, “l’Italia necessita
mensilmente di circa 40.500 megawatt di energia”. Si tratta di
una quantità che, per gli esperti, è pari a quella che una
tipica centrale nucleare di grandi dimensioni (1.000 megawatt)
impiegherebbe a produrre in due giorni. Nell’arco di un anno, il
monte di elettricità richiesto da ChatGpt sale a 486 gigawatt,
“ovvero la quantità prodotta in 20 giorni da un reattore
nucleare di grandi dimensioni”.
Come spiega all’Ansa Valentina Pontiggia, Direttrice
dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di
Milano, “dietro la semplicità di un clic si nasconde una
complessa infrastruttura fatta di data center alimentati da
grandi quantità di energia elettrica, sistemi di raffreddamento
che utilizzano acqua e reti di calcolo distribuite in tutto il
mondo”.
Ma il problema non riguarda solo OpenAI. L’intera industria
dell’IA sta inseguendo una domanda energetica che le reti
pubbliche non riescono a soddisfare.
Microsoft ha investito 1,6 miliardi di dollari per riavviare
entro il 2028 la centrale di Three Mile Island in Pennsylvania;
Google ha raggiunto un’intesa con Kairos Power per la
costruzione di sette small modular reactor, puntando a 500
megawatt entro fine decennio, mentre Amazon ha investito 650
milioni di dollari per acquisire un campus energetico alimentato
dalla centrale di Susquehanna, in Pennsylvania.
Le stesse Microsoft, Google e Aws sono, insieme a Meta, OpenAI,
Oracle e xAI, firmatarie del “Ratepayer Protection Pledge” della
Casa Bianca, un impegno formale a coprire in maniera sostenibile
i consumi dei rispettivi data center.
“È essenziale progettare fin dall’origine infrastrutture e
sistemi di IA capaci di minimizzare l’impatto ambientale”,
conclude Pontiggia, “la sostenibilità è una responsabilità
condivisa. Anche se l’effetto delle singole azioni può sembrare
insignificante, quello cumulativo ha un impatto rilevante sul
consumo collettivo”.
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