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Entro il 2030 l’IA userà l’acqua che serve a 1,3 miliardi di persone

di Redazione Libri Arte
05/06/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Entro il 2030 l’IA userà l’acqua che serve a 1,3 miliardi di persone

Entro il 2030 l’Intelligenza Artificiale consumerà l’acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone, l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, e ben 945 terawattora di elettricità, il triplo di quella usata dalle 650 milioni di persone che vivono tra Pakistan, Bangladesh e Nigeria messe insieme. Sono alcuni dati che emergono dal rapporto dell’Onu “Costo ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suolo” che sottolinea come l’intero ecosistema dell’IA, dalla costruzione dei data center fino ai rifiuti elettronici, richieda una guida globale.
“Questo rapporto non è un’accusa contro l’IA, una trasformazione tecnologica che sta migliorando la vita di miliardi di persone in tutto il mondo, ma un appello a un suo utilizzo responsabile e ad affrontare in modo proattivo i suoi impatti indesiderati, per renderla sostenibile ed equa”, ha detto Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite, e alla guida del gruppo di ricerca che ha stilato il rapporto. Lo studio ha analizzato casi reali come quel che è avvenuto in Irlanda, una delle nazioni europee in cui sono stati realizzati molti data center, vere e proprie ‘fabbriche’ per l’IA, dove nel 2023 hanno consumato il 21% dell’elettricità, superando quello della popolazione urbana, o l’Uruguay dove i progetti per un data center ad alto consumo idrico sono coincisi con la siccità del 2023 che ha prosciugato le riserve di acqua dolce di Montevideo, rendendo l’acqua del rubinetto non potabile.
Lo studio evidenza che l’impatto dell’IA debba essere misurato sempre combinando almeno tre fattori – le emissioni di CO2, il consumo di acqua potabile (usate per raffreddare i processori) e l’uso del territorio. Perché, ad esempio, passare da energie fossili a rinnovabili se da un lato riduce le emissioni di CO2 del 70% può portare ad aumentare di 30 volte l’impronta idrica e di cento volte l’impronta di suolo. “Se continuiamo a giudicare la sostenibilità dell’IA solo in base al carbonio, potremmo pensare che le energie rinnovabili rendano pulite le infrastrutture per l’IA, ma questo risolve un problema creandone altri, spesso in luoghi che non li avevano richiesti”, ha detto Miriam Aczel, dell’Università delle Nazioni unite e alla guido della ricerca. Inoltre, a differenza di quanto viene spesso affermato, il grosso dei consumi, fino al 90%, non è legato solo all’addestramento delle IA ma al loro uso quotidiano e alla tipologia di utilizzi: la produzione di un breve video con ChatGpt può richiedere 200mila volte più energia di un’elaborazione testuale semplice. Infine, c’è un grande problema anche con i rifiuti elettronici, entro il 2030 si prevede che sarà necessario smaltire ben 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici – equivalente a dover smaltire una massa di oggetti pari a 250 torri Eiffel ogni anno – fatti per lo più chip e dispositivi analoghi che andranno in gran parte a finire in paesi poveri.
Il rapporto conclude che è necessario definire un “ecosistema di IA responsabile” fondato su trasparenza, efficienza fin dalla progettazione, equità e giustizia ambientale, responsabilità del ciclo di vita, cooperazione globale e uso sostenibile, con responsabilità specifiche assegnate all’interno dell’ecosistema dell’IA.

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