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Weinstein a tutto campo, “non voglio morire a Rikers Island”

di Redazione Libri Arte
11/03/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Weinstein a tutto campo, “non voglio morire a Rikers Island”

L’intero giorno in cella, con una
mezz’ora soltanto all’aperto sulla sedia a rotelle. Nessun
contatto umano se non con gli agenti di custodia e gli
infermieri della prigione. Due figlie che hanno cambiato il
cognome e si rifiutano di parlare con lui. Questo è “l’inferno”
di Rikers Island, il famigerato carcere newyorchese dove l’ex re
di Hollywood Harvey Weinstein è rinchiuso in detenzione
preventiva in attesa che un nuovo processo, che si aprirà il 14
aprile, tornerà a puntare i riflettori sulle accuse di abusi
sessuali che da sei anni ormai lo tengono dietro le sbarre.
   
“A Rikers Island è un inferno”, ha detto Weinstein al
giornalista dell’Hollywood Reporter che lo ha intervistato a
tutto campo per la prima volta da quando nel 2018 sono iniziati
i suoi guai giudiziari: “Era diverso quando ero nella prigione
dello Stato di New York (fino al 2024 quando la prima condanna
federale fu annullata per un vizio di forma ma sono partiti un
processo a Los Angeles e i ricorsi in appello): mi alzavo la
mattina, facevo colazione, vedevo amici, parlavo con persone.
   
Guardavano la tv assieme”. A Rikers Weinstein è da 19 mesi in
isolamento per timore di azioni di altri detenuti contro di lui.
   
“Essere una celebrità qui è un problema. Altri detenuti
escono in cortile, ma io qui sono sotto assedio. Sono
costantemente minacciato e deriso. Non durerò molto qui dentro”,
ha detto l’ex boss di Miramax che negli ultimi anni ha avuto
gravi problemi di salute (diabete, un’operazione d’urgenza al
cuore, la diagnosi di un cancro al midollo spinale) e che si è
detto ‘spaventato a morte” di fronte alla possibilità di morire
in carcere: “Con tutta la vita che ho avuto e le cose che ho
fatto per la società, non c’è clemenza o gentilezza nei miei
confronti”.
   
Weinstein, 74 anni il 19 marzo, continua a sostenere la sua
innocenza e ad affermare che le sue accusatrici sono scese in
campo “perché c’erano soldi in gioco”. L’ex produttore dice che
“per ottenere un assegno bastava compilare un modulo in cui si
diceva che le avevo aggredite”. Nell’intervista Weinstein
ammette di “aver fatto avance a qualcuna di queste donne senza
successo, di avere forse esagerato ed essere stato troppo
insistente”. Al giornalista che lo conosce da anni, il premio
Oscar per Shakespeare in Love dice che non avrebbe mai dovuto
uscire con le donne con cui si accompagnava: “Ero sposato con
una donna fantastica che non aveva idea di quello che stavo
facendo. Mentivo continuamente. Ho usato impropriamente il mio
staff per nascondere queste cose. Ma ho mai aggredito
sessualmente una donna? No. Non l’ho mai fatto”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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