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Nuovo Isee, cosa cambia ai fini pratici per le famiglie e chi lo deve ripresentare

di Redazione Libri Arte
23/03/2026
Tempo di lettura: 4 minuti
Nuovo Isee, cosa cambia ai fini pratici per le famiglie e chi lo deve ripresentare

L’aggiornamento dell’Isee 2026 entra nel vivo con una riforma che punta a ridurre il valore dell’indicatore per molte famiglie italiane. Con la pubblicazione del Decreto Direttoriale n. 3 del 2 marzo 2026, il Ministero del Lavoro ha ufficializzato i nuovi modelli di Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e le relative istruzioni operative.
Questa svolta strutturale, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, mette fine alla fase transitoria avviata a gennaio e introduce correttivi cruciali su due pilastri della ricchezza familiare: il patrimonio immobiliare e la presenza di figli. Le modifiche avranno un impatto diretto sul calcolo di cinque prestazioni chiave, tra cui l’assegno unico e l’assegno di inclusione, garantendo un accesso più equo ai sussidi pubblici.

Isee, la franchigia sulla casa non è un bonus, ma un abbattitore
La pubblicazione del Decreto n. 3 del 2 marzo 2026 ha sciolto gli ultimi nodi operativi sulla nuova Dsu. Tuttavia, per comprendere il reale impatto della manovra, occorre guardare oltre le cifre e analizzare il meccanismo tecnico: la nuova franchigia sulla prima casa agisce infatti come un potente abbattitore del patrimonio netto.
A differenza di un semplice bonus che interviene sull’indicatore finale, la franchigia opera a monte della formula Isee. Il patrimonio immobiliare non viene conteggiato per intero, ma subisce un processo di sfoltimento in tre passaggi:

scomputo del mutuo. Dal valore Imu dell’abitazione si sottrae la quota capitale residua del mutuo;
intervento della franchigia. Sul valore netto rimasto, si applica la nuova soglia di esenzione (91.500 euro base o 120.000 euro nelle città metropolitane);
abbattimento del 20%. Poiché l’Isee somma il reddito al 20% del patrimonio, ogni euro cancellato dalla franchigia riduce l’indicatore finale in modo proporzionale.

L’effetto patrimonio zero
Con l’innalzamento delle soglie (che prevedono anche una maggiorazione di 2.500 euro per ogni figlio successivo al primo), la stragrande maggioranza delle prime case di proprietà viene oggi totalmente neutralizzata.
Per una famiglia con due figli residente in una grande città, la franchigia sfiora i 120.000 euro: questo significa che l’abitazione principale, per quanto di valore, smette di pesare sul calcolo Isee, che tornerà a essere parametrato quasi esclusivamente sui redditi da lavoro e sulla liquidità corrente.
Maggiorazioni per i figli e famiglie numerose
Il nuovo Isee 2026 introduce un doppio taglio che favorisce i nuclei con figli, agendo sia sulla scala di equivalenza (che divide il patrimonio per un numero più alto) sia sulle franchigie patrimoniali. Per abbassare il valore finale dell’Isee, i nuovi parametri di maggiorazione per il numero di figli sono stati così aggiornati:

2 figli, +0,10;
3 figli, +0,25;
4 figli, +0,40;
5 o più figli, +0,55.

Perché questo coefficiente importante? Più alto è questo parametro, più basso sarà l’Isee finale a parità di reddito, facilitando l’accesso a bonus come l’assegno unico.
Casi speciali e disabilità
Se la riforma della franchigia abbassa il valore Isee di partenza, sono le maggiorazioni a determinare l’importo finale dell’assegno unico, premiando specifiche condizioni del nucleo familiare.
Tutela della disabilità: per i figli minorenni con disabilità grave o non autosufficienti, il sistema prevede un supporto rinforzato. Si tratta di una maggiorazione fissa che può arrivare a 120,90 euro al mese per figlio. La particolarità? Questo importo è garantito a prescindere dal valore Isee, riconoscendo il maggior onere assistenziale oggettivo.
Sostegno ai genitori lavoratori: per incentivare l’occupazione e coprire le spese di conciliazione (come baby-sitter o nidi), è confermato il bonus per i nuclei in cui entrambi i genitori lavorano. Nel 2026, la cifra massima è di 34,90 euro per figlio, destinata ai redditi più bassi e soggetta a un décalage (riduzione graduale) per chi supera la soglia Isee di 17.468 euro.
Focus sulle madri under 21: la normativa continua a prestare particolare attenzione alle giovani madri. Per le donne che hanno figli prima dei 21 anni, è prevista una maggiorazione fissa di 23,30 euro per ogni figlio, indipendentemente dalla condizione lavorativa o dal numero di componenti del nucleo.
Altre modifiche rilevanti per il 2026
Oltre a case e figli, l’Isee 2026 introduce novità tecniche che ripuliscono il calcolo da componenti che prima lo gonfiavano artificialmente.
Titoli di Stato e Buoni Postali
Dopo i ritardi burocratici del 2024 e 2025, la norma è ora a pieno regime. I prodotti di risparmio garantiti dallo Stato (Btp, Bot, Cct, Buoni Fruttiferi Postali) non vengono più conteggiati nel patrimonio mobiliare fino a una soglia di 50.000 euro.
Il vantaggio per le famiglie è evidente: se avevano dei risparmi in Btp che facevano superare loro le soglie per il bonus nido o le agevolazioni universitarie, ora quel valore viene oscurato, abbassando drasticamente l’indicatore.
Trattamento delle borse di studio e delle rendite Inail
C’è una maggiore tutela per gli studenti e le persone con invalidità. Le somme percepite per il diritto allo studio (borse di studio erogate dalle Regioni o dalle Università) sono totalmente escluse dal calcolo dei redditi. Questo evita il paradosso per cui se uno studente riceve una borsa di studio, l’anno dopo perde i benefici perché risulta troppo ricco.
Le somme percepite a titolo di risarcimento per infortunio sul lavoro o malattia professionale non concorrono più alla formazione del reddito imponibile ai fini Isee.
Assegno di inclusione e supporto formazione
Per chi percepisce queste misure, il calcolo Isee 2026 è il parametro fondamentale per il rinnovo: viene applicata una detrazione forfettaria più generosa per i redditi da lavoro dipendente iniziati durante il periodo di percezione del sussidio, per incentivare il ritorno al lavoro senza far perdere immediatamente l’aiuto economico.
Cosa deve fare chi ha già presentato la Dsu?
Non è necessario ripresentare la domanda se è già stata ottenuta l’attestazione Isee 2026 nei primi mesi dell’anno.
L’Inps ha confermato che l’applicazione dei nuovi criteri (franchigie casa e scala di equivalenza per i figli) avviene attraverso un aggiornamento automatico dei sistemi centrali.
È necessario presentarlo nel caso in cui il diretto interessato si dovesse accorgere che i dati inseriti inizialmente (redditi 2024 o saldi/giacenze 2024) erano sbagliati: in questo caso ha 15 giorni dalla data di presentazione per inviare un modulo integrativo o una nuova Dsu correttiva.
Deve essere ripresentato se nel frattempo la situazione lavorativa è peggiorata rispetto al 2024: in questo caso si deve presentare l’Isee Corrente per fotografare la situazione economica attuale.

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