Intelligenza artificiale e spirito critico. È su questo connubio che si gioca il futuro del design e del Made in Italy. Un tema al centro della mostra “Design is an act of love”, presentata da Samsung in apertura della Milan Design Week 2026 e curata da Mauro Porcini, primo italiano alla guida dei progetti mondiali di design del colosso sudcoreano da aprile 2025. “Fino a poco tempo fa – dice all’ANSA Porcini – l’industria tecnologica sfornava prodotti molto simili tra loro, quasi indistinguibili.
Un esempio sono gli smartphone. Poi qualcosa è cambiato: l’innovazione ha preso il sopravvento, oggi vediamo telefoni con tre schermi e le decine di personalizzazioni rese possibili dai software di intelligenza artificiale. Uno scenario dinamico che ha creato una certa incertezza presso i colossi tecnologici mondiali che non hanno più una linea maestra da seguire. In questo contesto, l’italianità può rappresentare un vantaggio competitivo, grazie alla capacità di adattarsi alle situazioni, cogliere spunti poco visibili ad altri, senza perdere di vista il gusto dell’estetica e del bello”. Per il manager l’uso stesso dell’intelligenza artificiale non metterà in crisi la creatività, anzi potrà “aumentarne le opportunità, velocizzando i flussi operativi e liberando più tempo per il pensiero e il ragionamento”.
Tuttavia, per competere efficacemente, è necessario evolvere il concetto di Made in Italy da una visione puramente manifatturiera e frammentata verso una strategia di design globale. L’obiettivo è quello di pensare in modo internazionale fin dalla fase di progettazione, “utilizzando l’identità culturale come una base valoriale per creare imprese capaci di produrre e vendere in tutto il mondo, superando i limiti del provincialismo e del vittimismo culturale”, prosegue Porcini. In questa prospettiva, la tecnologia, inclusa l’intelligenza artificiale, deve essere guidata da qualità tipicamente umane, come l’empatia. Il design, radicandosi in un nuovo umanesimo, ha la responsabilità etica di filtrare gli input tecnologici per creare soluzioni che non siano solo funzionali, ma che riflettano la profondità dei valori e delle emozioni delle persone.
“Il punto non è se usare l’IA o meno, ma come farlo in maniera corretta, accompagnando ed educando la sua integrazione nella vita di tutti”. La mostra di Samsung vuole essere un percorso che fornisce spunti di riflessione su come l’azienda coreana immagina il futuro del design dove la tecnologia è integrata nella vita quotidiana, dal salotto alla cucina. E ciascuna delle 12 zone si sviluppa lungo due direttrici che sono, appunto, centralità dell’essere umano ed espressività del design.
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