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Home Cultura

Via di Salone 323, un documentario collettivo senza filtri sulla questione rom

di Redazione Libri Arte
20/04/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Via di Salone 323, un documentario collettivo senza filtri sulla questione rom

(di Alessandra Magliaro)
Via di Salone 323 è a Roma un
indirizzo particolare: quello di un famoso campo rom, uno degli
insediamenti più isolati della Capitale, nella zona di
Settecamini vicino al polo tecnologico della città. Vivere qui
non è cosa facile, per nessuno, tra fragilità, povertà, abusi,
mancanza di infrastrutture, criminalità. Ed è anche il titolo di
un documentario collettivo che prende spunto dalla storia di
quelle strade per affrontare la questione rom in Italia. Il film
è un progetto del Clan “Il Nomade” del Gruppo Scout Agesci Roma
8° prodotto da Alfa Multimedia. Realizzato in collaborazione con
l’Associazione 21 luglio, la storica onlus in prima fila da anni
per il contrasto alle discriminazioni e al razzismo zigano e per
la promozione della cultura romanì, presente con azioni di
empowerment, advocacy, campagne di sensibilizzazione e dossier
di mappatura delle condizioni umane di questi luoghi difficili.
   
Il campo di Via di Salone 323 era nato come sistemazione
provvisoria ed è divenuto negli anni un luogo forzato per molte
famiglie: oggi è inserito nel “Piano d’azione cittadino di
superamento del sistema campi” di Roma Capitale, che ne prevede
il superamento entro il prossimo biennio grazie all’intervento
attivo degli operatori dell’Associazione 21 luglio.
   

Il film, frutto di oltre due anni di presenza, volontariato,
studio del gruppo scout dentro l’insediamento alla periferia di
Roma, oltre il Grande Raccordo Anulare, non è uno sguardo
occasionale, esterno, piuttosto è il risultato di un percorso
condiviso con la comunità, centinaia di persone, che vive lì da
ormai 20 anni.
Crudo, senza filtri, senza posizionamenti
ideologici: vuole proporre una fotografia attuale e
contemporanea della situazione di alcune comunità rom e, nel
dettaglio, degli insediamenti etnici nei quali sono concentrati.
   
Il documentario si costruisce come un racconto corale e plurale.
   
Al centro vi sono le storie di uomini, donne e bambini che
abitano la baraccopoli, le loro quotidianità, le difficoltà
legate all’accesso alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla
sanità, ma anche il desiderio di normalità e di futuro che
attraversa le loro vite. Una parte significativa del film è
girata in video selfie: sono gli stessi abitanti a impugnare la
camera e a raccontarsi in prima persona. Tutte cose che sono
state possibili per la fiducia che i giovani scout hanno
ottenuto insieme ai volontari dell’Associazione 21
luglio.
Accanto alla voce della comunità rom, il film intreccia
altre prospettive: quella dell’Associazione 21 luglio, impegnata
in tutta Italia nei percorsi di superamento dei “campi rom”
attraverso il modello MA.REA. che parla il linguaggio
dell’inclusione abitativa e sociale; quella del Clan “Il
Nomade”, promotore del progetto; interventi istituzionali, tra
cui l’Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale; il
contributo di UNHCR sul tema dell’apolidia; il dialogo con enti
statali impegnati nel contrasto alle discriminazioni e
nell’implementazione della Strategia Nazionale per l’inclusione
dei rom come l’Ufficio Nazionali Anti Discriminazioni Razziali.
   

Il film non auspica di affrontare in termini definitivi la
“questione rom” in Italia, vista la complessità del tema, ma
intende piuttosto dare uno spaccato di quest’ultima. Secondo gli
studi promossi dall’Associazione 21 luglio, i rom che vivono
negli insediamenti rappresentano solo il 6% della comunità rom
che abita il Paese e la realtà a loro legata è estremamente
complessa. Il film non vuole semplificare; al contrario, intende
provocare con spunti di riflessione.
   
“Ma il superamento fisico degli insediamenti coincide davvero
con il superamento dello stigma? Il campo rom è uno spazio
fisico o anche lo spazio di un pensiero comune?” sono alcune
delle domande che pone il documentario. I campi rom
rappresentano solo l’abitare di una minoranza della comunità rom
italiana, eppure continuano a dominare l’immaginario collettivo.
   
“Via di Salone 323” interroga questa contraddizione e invita lo
spettatore a guardare oltre la semplificazione mediatica,
mettendo in discussione narrazioni dominanti e soluzioni
emergenziali.
   
“Via di Salone 323” non è soltanto un prodotto audiovisivo, ma
l’esito di un percorso educativo profondo. I membri del Clan “Il
Nomade” hanno preso parte attiva a tutte le fasi del lavoro:
dallo studio della cosiddetta “questione rom” in Italia al
volontariato diretto nella baraccopoli, fino alla realizzazione
del documentario. Tra le attività svolte, anche la
ristrutturazione del Container 72, oggi spazio di doposcuola e
aggregazione educativa per i bambini dell’insediamento, in
collaborazione con l’Associazione 21 luglio. Il progetto si
configura così come un’esperienza di cittadinanza attiva e di
impegno civile, capace di coniugare formazione,
sensibilizzazione e presa di posizione pubblica.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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