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Italia a rischio recessione, l’allarme di Giorgetti e il piano anti crisi

di Redazione Libri Arte
13/04/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Italia a rischio recessione, l’allarme di Giorgetti e il piano anti crisi

La guerra in Iran e la conseguente crisi energetica potrebbero portare l’Italia in recessione. Il timore sarebbe stato espresso dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti al resto del Governo durante una cena, dopo alcune valutazioni sul conflitto in corso, ancora più valide dopo il fallimento delle trattative tra Usa e Teheran per un cessate il fuoco.
Il Governo punterebbe a chiedere all’Unione europea una sospensione del Patto di Stabilità, la norma che limita quanto debito e quanto deficit uno Stato membro può avere e che l’Italia già viola in diversi punti. L’obiettivo sarebbe quello di accedere a più spesa in deficit per contrastare la crisi.

Italia verso la recessione, le paure del Governo
La notizia dell’avvertimento di Giorgetti a Meloni e al resto del Governo è stata diffusa dall’agenzia di stampa Ansa. Il ministro dell’Economia avrebbe detto che se la crisi energetica non dovesse rientrare in tempi brevi, il Pil dell’Italia potrebbe non solo non crescere, ma diminuire nel 2026 rispetto all’anno precedente.
La crescita del nostro Paese è già molto rallentata nel corso degli ultimi anni:

nel 2022 il Pil era cresciuto del 3,7%;
nel 2023 il Pil era cresciuto dell’1%;
nel 2024 il Pil era cresciuto dello 0,7%;
nel 2025 il Pil era cresciuto dello 0,5%.

Per il 2026, il governo prevedeva un ritorno a una crescita significativa, di circa lo 0,8%, durante il 2026, ma una nuova stima più recente dell’Ocse ha ridotto questa prospettiva allo 0,4%.
Perché l’Italia rischia la recessione
Esistono tre motivi per cui la crescita italiana è particolarmente a rischio nel 2026:

anche senza la crisi in Medio Oriente, il nostro Paese è tra quelli che crescono di meno in Ue;
nel 2026 finiranno i finanziamenti e quindi i cantieri del Pnrr;
l’Italia è particolarmente esposta alla crisi energetica.

Il 2026 è sempre stato considerato un anno complesso per la crescita in Italia. Ad agosto, infatti, termineranno gli ultimi cantieri del Pnrr e gli effetti del massiccio piano di investimenti dell’Ue nel nostro Paese inizieranno a svanire. Alcune stime di Confindustria pubblicate a settembre scorso valutavano che, senza l’apporto di questi fondi, il Pil italiano si sarebbe ridotto già nel 2025.
La guerra in Medio Oriente e la conseguente crisi energetica hanno peggiorato una situazione già difficile. Non avendo investito in passato sullo sviluppo del nucleare, come la Francia, né recentemente sulle rinnovabili e i sistemi di accumulo come la Spagna, il nostro Paese è molto esposto alle variazioni dei prezzi dei combustibili fossili, in particolare del gas naturale.
La sospensione del Patto di Stabilità
Sempre secondo quanto riportato dall’Ansa, il Governo starebbe cercando di risolvere questo problema chiedendo all’Unione europea una sospensione del Patto di Stabilità, cioè dell’insieme di regole sul debito che uno Stato deve rispettare per far parte dell’Ue.
L’Italia in realtà è già in violazione di tutte le principali regole di questo patto, ma aveva iniziato il 2026 con la speranza di rientrare nella regolarità almeno per una, quella sul rapporto deficit/Pil del 3%. Con il rischio recessione, però, anche questa prospettiva sembra improbabile.
Se ottenesse una sospensione del Patto di Stabilità, il Governo potrebbe accumulare debito pubblico, facendo molto deficit (quindi spendendo più di quello che ricava dalle tasse), per contrastare gli aumenti dei prezzi e la riduzione della crescita economica causati dalla crisi energetica.

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