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Il Papa e il nodulo polmonare, ecco come si diagnostica e quando si interviene

di Redazione Libri Arte
12/10/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Il Papa e il nodulo polmonare, ecco come si diagnostica e quando si interviene

“La presenza di un nodulo polmonare richiede una valutazione medica attenta, ma non deve essere automaticamente associato a una patologia maligna e non permette, da sola, di formulare una diagnosi di tumore. Senza informazioni cliniche non è possibile stabilire la natura di una specifica lesione, che può avere diverse origini e diversi percorsi di cura”. A fare il punto, dopo l’annuncio di Papa Leone XIV, è Federico Venuta, ordinario di Chirurgia toracica all’Università La Sapienza e direttore dell’Unità di Chirurgia toracica al Policlinico Umberto I di Roma.
Un nodulo polmonare è un’opacità isolata, di forma rotonda simile a una piccola moneta con un diametro inferiore ai 3 centimetri, che appare più densa rispetto al tessuto circostante nelle immagini radiologiche. “La sua individuazione è relativamente frequente e avviene spesso in maniera occasionale, durante esami eseguiti per altri motivi. Le cause possono essere diverse: accanto alle lesioni tumorali – spiega Venuta – ci sono condizioni benigne, come cicatrici di vecchie infezioni, piccoli granulomi infiammatori o alterazioni autoimmuni. In base alle circostanze in cui viene individuato il nodulo e alle sue caratteristiche, nonché alle caratteristiche del paziente (come l’abitudine al fumo) il medico può richiedere una tomografia computerizzata (la cosiddetta Tac) del torace per definirne grandezza, forma e struttura”.

Per approfondire Agenzia ANSA Il Papa: ‘Ho un nodulo al polmone, ho deciso di operarmi’ – Vaticano News – Ansa.it ‘L’intervento è già programmato nei prossimi giorni’. Leone conferma però la sua visita in Perù, prevista dal 6 al 17 novembre (ANSA)

I noduli di dimensioni molto ridotte presentano un rischio inferiore di malignità: al di sotto dei 6 millimetri, infatti, può essere sufficiente rimandare a un controllo radiologico a distanza di qualche mese per assicurarsi che non cresca. Se il nodulo è più grande o presenta margini irregolari, il percorso diagnostico può prevedere una Pet. La fase successiva è quella della biopsia, per prelevare un campione di cellule o tessuto da analizzare o per rimuovere il nodulo con intervento chirurgico, nel caso in cui la biopsia non sia praticabile. Se dall’esame istologico la lesione risulta benigna, non sono necessari trattamenti. Se viene identificato un tumore primitivo del polmone in fase iniziale, in genere l’asportazione chirurgia è sufficiente. Quando invece emergono ulteriori elementi di rischio – prosegue l’esperto – si valutano trattamenti oncologici di tipo farmacologico o radioterapico”.
Un precedente noto è quello di re Juan Carlos di Spagna, che nel 2019 all’età di 72 anni, si è sottoposto a un intervento al polmone per un nodulo che risultò benigno. “Un caso che ricorda come il riscontro di una lesione polmonare non equivalga a una diagnosi di tumore maligno”. Naturalmente, ogni situazione clinica è diversa e non è possibile stabilire analogie con il caso di Papa Leone in assenza di informazioni mediche specifiche. Quel che è certo è che il pontefice dovrà operarsi la prossima settimana, ma il professor Venuta rassicura: “Negli ultimi anni la chirurgia toracica ha compiuto importanti progressi grazie alle tecniche mininvasive, che permettono di intervenire con incisioni ridotte e favorire un rapido recupero. I tempi di degenza sono in genere di 5-7 giorni”.    

Il Papa verso l’intervento, vicinanza e auguri dai chirurghi

“Seguiamo con partecipe attenzione la notizia appena annunciata dal Santo Padre e gli esprimiamo tutta la nostra vicinanza. Ci uniamo nella preghiera e gli rivolgiamo i più affettuosi auguri per l’intervento e per una pronta ripresa”. Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo l’annuncio del Papa di un intervento programmato nei prossimi giorni per rimuovere un nodulo al polmone, in fase iniziale e ben localizzato.
“Le sue parole – continua Anelli – esprimono fiducia nei medici e nelle loro indicazioni, un sentimento che accogliamo con gratitudine e senso di responsabilità. Affidarsi a chi ci cura significa poter contare sulla competenza, sull’ascolto e su una relazione umana che accompagna ogni scelta, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità”.”Il nostro pensiero – aggiunge – va anche ai colleghi e a tutti i professionisti sanitari che si prenderanno cura di lui. A loro rivolgiamo un messaggio di sostegno e riconoscenza per il compito che sono chiamati a svolgere”.
Anche chirurghi italiani, riuniti a Roma per la cerimonia inaugurale del 128/mo Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia (Sic), si stringono con affetto attorno a Prevost.”A nome di tutta la comunità chirurgica, la Società italiana di chirurgia rivolge al Santo Padre un pensiero di affetto e di vicinanza in vista dell’intervento, con l’auspicio di poterlo presto rivedere impegnato nella sua missione. La chirurgia italiana, per competenza ed esperienza, è riconosciuta tra le migliori al mondo, e i chirurghi riuniti al congresso guardano con piena fiducia al lavoro dei colleghi che si prenderanno cura del Pontefice”, dichiara Ludovico Docimo, presidente della società scientifica. 

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