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Lo chiamava Rock’N’Roll, l’esperienza no-limits della disabilità

di Redazione Libri Arte
14/04/2026
Tempo di lettura: 2 minuti
Lo chiamava Rock’N’Roll, l’esperienza no-limits della disabilità

 La vita da grandi, il film di Greta Scarano finalista ai David di Donatello, con Matilda De Angelis e l’attore autistico Yuri Tucci, ha aperto un filone sulla narrazione dell’inclusione al cinema. Arriva ora Lo chiamava Rock & Roll, da giovedì 16 aprile in sala con Medusa, un film ispirato alla storia vera di Federico Richard Villa, che interpreta un personaggio in cui finzione e realtà si intrecciano in una vicenda che trasforma la sua esperienza in un racconto universale di amicizia, viaggio e rinascita.     Stefano Smeriglio lo ha scritto (con Nicola Nocella) e diretto volendo far conoscere la storia di Villa, classe 1986, che convive con l’atassia di Friedreich, una malattia neurodegenerativa che lo ha costretto sulla sedia a rotelle dall’età di diciotto anni. Negli anni ha trasformato la sua esperienza in un percorso di condivisione e comunicazione, diventando un punto di riferimento online per molte persone con disabilità. Ama definirsi un “sitting blogger”, raccontando attraverso i suoi canali social viaggi, esperienze e soluzioni tecnologiche utili alla mobilità e all’autonomia.     La sua curiosità e il desiderio di esplorare il mondo lo hanno portato a intraprendere numerosi viaggi, trasformando ogni esperienza in un’occasione per promuovere una nuova visione della disabilità: non come limite, ma come possibilità di vivere la vita in modo diverso.
E la produzione e la distribuzione hanno scelto di realizzare un’unica versione del film, completamente sottotitolata, superando la distinzione tra versione standard e versione accessibile. Non esistono quindi due film diversi per due pubblici diversi: esiste un solo film, pensato per essere condiviso da tutti. Una scelta semplice ma simbolica, che riflette il cuore del progetto: creare uno spazio in cui le differenze non separano, ma diventano parte della stessa esperienza.
 Quanto alla trama, è la storia di un incontro: quello tra Mauro ((Andrea Montovoli), un surfista abituato a sfidare le onde più imponenti dell’oceano e che per un incidente viene costretto ad una lunga riabilitazione, e Federico Richard Villa, giovane atleta affetto da atassia e costretto sulla sedia a rotelle, ma dotato di una straordinaria energia vitale. Tra loro nasce un’amicizia inattesa che porterà Mauro a compiere un gesto impulsivo: fuggire dalla routine e partire insieme a Federico per un viaggio fuori dagli schemi. Un viaggio che diventerà una ricerca di libertà, identità e rinascita.
 “Lo chiamava Rock and Roll – dice il regista Smeriglio – non è soltanto un film sulla disabilità. È un film sul modo in cui spesso chi si considera “abile” finisce per vivere dentro limiti invisibili molto più restrittivi di quelli fisici. Il viaggio dei due protagonisti richiama simbolicamente quello di Dante e Virgilio, è un attraversamento delle proprie paure che conduce a una nuova consapevolezza. Alla fine del film non saranno cambiati soltanto i protagonisti: anche lo spettatore avrà attraversato quel viaggio”.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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