“Oggetti radioattivi possano essere
ancora rinvenuti, al giorno d’oggi, tra le mura domestiche,
cimeli di un’epoca in cui addirittura le radiazioni venivano
considerate benefiche”. A 40 anni dal disastro di Cernobyl, gli
esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), oltre a
ricordare la tragedia in un podcast sul sito dell’Istituto,
lanciano anche un invito, quello di maneggiare con cautela e
segnalare questi oggetti. “Una persona – racconta Barbara
Caccia, del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni
e Fisica Computazionale dell’Iss, autrice del podcast – ci ha
contattati dopo aver rinvenuto, proprio in casa, un vecchio
cimelio di famiglia, simile ad un ciondolo, conservato per anni
e con cura per la sua indubbia bellezza e, improvvisamente,
divenuto fonte di preoccupazione dopo aver notato un’incisione
della parola ‘radiogeno’. La proprietaria ci ha descritto tutta
la sua preoccupazione dovuta al fatto che l’oggetto fosse stato
conservato nella stanza dove una bambina di un anno aveva
dormito per circa un mese.”. Il ciondolo era uno degli oggetti
prodotti dalla ‘SA Biodoros’ di Milano tra gli anni ’20 e ’40 e
resi radioattivi dopo essere immersi per una notte in una
soluzione di acqua con radio. La mattina seguente, l’acqua
arricchita di un gas radioattivo – il radon – prodotto dalla
trasformazione del radio – veniva bevuta con la convinzione di
essere utile contro varie malattie: dai reumatismi alla
stitichezza, fino all’ipertensione. In circolazione dovrebbero
almeno esserci qualche migliaio di dispositivi. “Qualora si
scoprisse, o anche solo si ipotizzasse, di avere uno di questi
oggetti in casa l’indicazione è quella di non tentare in alcun
modo di aprirli o manometterli, magari per investigarne il
contenuto, e di non gettarli nella spazzatura comune, optando,
piuttosto, per la conservazione all’interno di un locale ben
areato. Nel caso in cui l’oggetto risultasse fessurato,
deteriorato in qualche sua parte, o contenesse delle porzioni in
matrice porosa polverizzabile, è opportuno chiuderlo in un
sacchetto di plastica sigillato. È, infine necessario – conclude
Caccia – contattare il nucleo Nbcr dei Vigili del Fuoco, l’Arpa
competente o l’Iss per conoscere le modalità di smaltimento e le
corrispondenti procedure da seguire”.
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