(di Silvia Serafini)
Chiara Petrolini, la 22enne di
Traversetolo condannata a 24 anni per l’omicidio di uno dei due
neonati da lei partoriti e poi sepolti nel giardino di casa “va
ora inserita in un contesto protetto per riuscire a valutare
l’impatto psicologico che la presa d’atto della situazione può
avere su di lei, su come possa aumentare o meno la sua
vulnerabilità mentale” e andrebbe “attivata rapidamente una
presa in carico anche clinica e terapeutica per lavorare sul
tema della consapevolezza”. È il parere, riferito all’ANSA,
dello psichiatra Claudio Mencacci, secondo cui la ragazza
“andrebbe collocata in un percorso che possa garantire, insieme
alla detenzione, anche un aspetto di recupero, data la
giovanissima età” oltre che al “trattamento di sisturbi che si
potrebbero presentare”. “In ogni caso – aggiunge lo psichiatra
-, la persona, nonostante sia considerata colpevole, di fatto
non va lasciata sola”.
Per Mencacci quello commesso da Chiara sarebbe un
‘neonaticidio’, un atto peculiare diverso dall’infanticidio,
perché avviene nelle ore immediatamente successive al parto,
quando il corpo è ancora in stato di alterazione psicofisica.
“Dietro al gesto – sostiene Mencacci – potrebbe esserci la
negazione della gravidanza, che può essere parziale o totale, ma
che di per sé non è automaticamente considerata un disturbo
psichiatrico, perché è rintracciabile anche in persone
socialmente integrate o che non hanno avuto diagnosi
precedenti”.
Per la psichiatra Emi Bondi, vanno differenziati gli ambiti
della psichiatria clinica e di quella forense. “Dire che la
ragazza non fosse capace di intendere e volere nel momento in
cui ha commesso il fatto è un problema di tipo legale e non
realtivo alla cura dello psichiatra: in un colloquio clinico si
cercano di capire le motivazioni per cui le persone fanno
qualcosa e le si aiuta”. Inoltre, – sostiene la psichiatra -,
“nei casi di reati commessi da persone molto giovani vediamo
sempre di più delle scissioni fra lo sviluppo emotivo e quello
cognitivo. Ragazzi intellettualmente normali che però mostrano
gravi carenze emotive, concentrati sui propri bisogni, tanto da
non cogliere gli altri e allontanarsi dalla percezione della
realtà e dalle possibili conseguenze delle proprie azioni”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA




