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Al via il confronto sui contratti 2025-2027 della sanità

di Redazione Libri Arte
08/04/2026
Tempo di lettura: 3 minuti
Al via il confronto sui contratti 2025-2027 della sanità

(di Manuela Correra)
Riparte la stagione dei rinnovi contrattuali nella sanità. Dopo il via libera lo scorso febbraio alla firma definitiva del contratto dei medici 2022-2024 – che ha portato a 491 euro di aumento lordo mensile da marzo – è ora ai nastri di partenza il tavolo per il nuovo accordo 2025-2027, fortemente atteso dalla categoria perchè affronterà i nodi legati, questa volta, alla parte normativa, a partire dalle carriere e le condizioni lavorative. Ma i sindacati avvertono: “Non accetteremo alcun accordo al ribasso”. A ripartire sarà anche la contrattazione per il comparto sanità, che riguarda in totale oltre 500mila lavoratori. Intanto, il 17 aprile scenderanno in piazza i lavoratori della sanità privata, senza rinnovo contrattuale da 8 anni, e da 14 ani nel caso dei dipendenti delle Rsa.
    L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) ha infatti convocato le organizzazioni sindacali per il 22 e il 29 aprile prossimi. “Con queste convocazioni – spiega il presidente Aran, Antonio Naddeo – apriamo una fase nuova per la gestione del personale della sanità pubblica. Dobbiamo costruire con i sindacati un contratto che dia risposte concrete a chi ogni giorno garantisce servizi essenziali ai cittadini: più attenzione alle condizioni di lavoro, più valorizzazione delle competenze e un’organizzazione capace di sostenere davvero il cambiamento. La sfida è rafforzare il Servizio sanitario nazionale partendo dalle persone”. Per il comparto Sanità, che coinvolge circa 593mila dipendenti, l’incontro è fissato per il 22 aprile.
  Per l’Area Sanità, riferita a dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie, pari a circa 138mila dipendenti, la convocazione è prevista per il 29 aprile. “La trattativa – sottolinea Naddeo – affronterà i  temi dell’attrattività del Ssn, del miglioramento delle condizioni di lavoro e della valorizzazione delle professionalità”. La convocazione è accolta positivamente dalle organizzazioni sindacali, che tuttavia avvertono di non essere disposte ad alcun compromesso.
    “Firmeremo solo un contratto innovativo che migliori le condizioni di lavoro”, annuncia il segretario dell’Anaao Assomed (l’associazione dei medici dirigenti) Pierino Di Silverio, chiarendo che “dopo aver sottoscritto un accordo ‘di transizione’, il prossimo contratto dovrà necessariamente contenere tutte le risposte che i colleghi e le colleghe attendono da troppo tempo”. Dunque, afferma, “ci impegneremo per portare a casa un sistema di carriere più veloce e meno clientelare e il rispetto per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Dobbiamo restituire alla nostra professione quell’appeal che ha perso a causa di una crisi senza precedenti”.
   Sulla stessa linea la Federazione Cimo-Fesmed che, ringraziando il Ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, per aver finalmente riallineato i contratti al periodo di riferimento, assicura al contempo che non firmerà accordi “al ribasso”. A questo proposito, il sindacato esprime forte preoccupazione per l’atto di indirizzo delle Regioni, che “potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del contratto, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale. Uno scenario inaccettabile: se mancano medici è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema non deve ricadere sul contratto”, dichiara il presidente Guido Quici.
   Intanto, il 17 aprile i lavoratori di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad Aiop e Aris, si fermeranno in tutt’Italia e promuoveranno una manifestazione a Roma per chiedere rinnovi contrattuali immediati, allineando diritti e salari al settore pubblico, e una riforma radicale del sistema di accreditamento. Sono coinvolti 300mila lavoratori, senza rinnovo contrattuale da 8 (sanità privata) e 14 anni (Rsa). “Molto grave per il personale è, inoltre, il divario ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio – afferma il segretario generale Fp Cgil, Federico Bozzanca – siamo a circa 500 euro di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del Servizio Sanitario nazionale”.   

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